Il Gruppo del 12 marzo: un esperimento europeo ante litteram

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Trent’anni fa venne lanciato il Groupe du 12 mars, ovvero Gruppo del 12 marzo. L’idea era venuta a Jean-Jacques Malliarakis, leader solidarista che a Parigi aveva fondato il Mouvement Nationaliste Révolutionnaire, presto evoluto in Troisième Voie. Malliarakis gestiva la Librairie Française a due passi dal Quartiere Latino e fu lui che mandò in stampa ben tre numeri di Terza Posizione durante la nostra latitanza.

Il Groupe du 12 mars voleva rappresentare una forza europea presente nelle nazioni dell’Unione, anzi della Comunità Europea. Il principale appoggio venne dal Belgio, grazie a Daniel Gilson, l’uomo di fiducia di Léon Degrelle e dirigente del Parti des Forces Nouvelles. Aderii insieme a coloro che mi erano intorno e riuscii anche ad estendere la partecipazione alla Spagna tramite gli ambienti di Bases Autonomas.
Iniziò un’attività indefessa che però non si protrasse a lungo perché l’idea dominante, che non era la mia, era di creare una federazione, avendo un rappresentante per nazione, sostanzialmente un gruppuscolo, mentre io volevo invece formare quadri e creare strutture trasversali, tanto che riuscii a far cooperare tra loro esponenti di due organizzazioni parigine che erano accese rivali, appunto TV e il Gud. C’incontravamo periodicamente a Bruxelles, attraversando clandestinamente la frontiera dall’Inghilterra o dalla Francia, e compilammo dei documenti programmatici molto interessanti che temo siano andati perduti.
Tra i temi di fondo c’era l’opposizione all’entrata della Turchia nella Comunità Europea alla quale io aggiungevo l’espulsione dell’Inghilterra (brexista ante litteram…) ma si puntava molto sull’esercito europeo, sull’autonomia economica europea e su tutta una serie di proposte di civiltà e socialità.

Non sono mancate scene divertenti come quella volta che venimmo da Londra in tre o quattro persone, tra queste Marcello De Angelis e il sottoscritto. Il ritardo dei treni e del traghetto ci fecero sbarcare a Ostenda quando non c’erano più treni per Bruxelles e dovemmo attendere l’indomani. Trovammo un ristorante che serviva solo polli arrosto. Quando ce li portarono nel piatto chiesi le posate. La risposta, molto belga, fu: “C’è scritto polli arrosto, non polli arrosto con posate!” Lo squartammo con le mani.
All’epoca non c’erano cellulari, se ci fossero stati non saremmo rimasti liberi a lungo. Neanche a parlarne di telefonare al fisso del partito, quindi ci presentammo l’indomani a fine mattinata.
“Non siete in prigione?” ci chiese Daniel quando ci vide. Dava per scontato che ci avessero arrestati alla frontiera. Per questa ragione l’incontro era stato sospeso, ma intanto erano arrivati dei camerati da Parigi, da Madrid e da Roma su mio invito. Finimmo col berci qualche pinta nella Grande Place facendo brindisi provocatori al Duque de Alba.
La federazione ovviamente non resse. Quel 12 Mars ebbe però un’importante funzione di esercizio per il futuro.