E pur di diventare Premier Di Maio è disposto a ‘flirtare’ con tutti

E verrebbe da pensare che mentre da una parte c’è chi ancora si afferra agli ideali - miti da sfatare per chi fa politica nell’ “interesse” del Paese - c’è chi probabilmente punta a conquistare l’agognato mandato di Presidente del Consiglio pur di vederselo annotare nella biografia di Wikipedia

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Per Luigi Di Maio diventare Premier sembra da un po’ di tempo l’unica cosa che conta. E nonostante cambi spesso registro, adottando strategie di differenziazione politica, nelle sue dichiarazioni di apertura alle varie forze politiche del Paese il punto fermo rimane sempre lo stesso: parlare con lui e il suo movimento. 

La trasformazione da brutto anatroccolo a cigno è avvenuta rapidamente per il leader pentastellato, tanto da renderlo la vera chiave di volta in questo complicato processo di formazione del Governo. E a dimostrarlo sono le sue stesse parole, ripetute oramai fino allo stremo ad ogni apertura di dialogo con chiunque gli capiti a tiro: “noi siamo aperti al dialogo con tutti, ma dovete venire a parlare con noi”. Che in politichese vuol dire tutto e nulla, traducendosi nell’effettivo risvolto di uno stallo politico forse senza precedenti per il nostro Paese.

Già, perché verrebbe da pensare che mentre da una parte c’è chi ancora si afferra agli ideali – miti da sfatare per chi fa politica nell’ “interesse” del Paese – c’è chi probabilmente punta a conquistare l’agognato mandato di Presidente del Consiglio pur di vederselo annotare nella biografia di Wikipedia. 

E così, in quel contorto girotondo fatto di aperture inattese e confronti naufragati prima ancora di potersi incontrare, spetterà a Mattarella indicare ora, dopo il primo giro di consultazioni, fallito come da previsioni, chi sarà il più adatto per la formazione del nuovo esecutivo di Governo.

Che la contesa tra Di Maio e Salvini abbia dunque inizio. Nel difficile gioco delle parti, dopo la prima pausa di riflessione tra i due esordienti leader aspiranti Premier, chi la spunterà per primo nel tentativo di trovare l’intesa vincente? Se da una parte Di Maio, da gran corteggiatore, flirta con tutte le parti politiche, – meno che quella di B – dall’altra lo stratega Salvini cerca di far leva sulla coalizione di centrodestra, risultata la più votata dagli italiani, ammettendo di essere disposto al dialogo anche con i 5 Stelle, “ma senza subire veti o imposizioni” da parte del giovane casanova pentastellato.

Eppure Di Maio, sedotto e abbandonato, non si è lasciato demordere e risentito dalla cosa nella giornata di lunedì ha twittato, lanciando una frecciatina al leader leghista: “c’è lo 0% di possibilità che il Movimento 5Stelle vada al governo con Berlusconi e con l’ammucchiata di centrodestra”.

Una prova di forza che, nel tira e molla di questo tandem politico tra i due, apre ipoteticamente ad una richiesta indiretta al PD. Che però, dopo alcuni punti d’arresto a margine di queste post-elezioni politiche, sembra essersi ricompattato sulla linea comune dell’opposizione senza se e senza ma. Nonostante le dichiarazioni di Di Maio su un possibile “contratto di Governo o con la Lega o con il PD” abbiano infatti allietato qualcuno della minoranza dem, tra cui Franceschini, i più si sono detti contrari alla cosa, mantenendo compatta l’intesa sull’impossibilità di una visione condivisa tra le parti. E se una parte del partito guarda con favore alle aperture, resta il muro dei renziani, con il presidente del Pd Matteo Orfini che in un post rilancia: “non sarà certo un appello strumentale a cancellare tutto questo. Parleremo con chi riceverà l’incarico e daremo il nostro contributo da forza di minoranza parlamentare”.

Che Luigi, detto “giggino” Di Maio si decida una volta per tutte dunque, scendendo a compromessi con chi realmente sembra intenzionato a voler formare un Governo pur non essendone il Premier. Perché se nel corso del tempo il capo dei 5stelle è riuscito a cambiare idea per ben 74 volte su euro, immigrazione, vaccini, indagati, voltagabbana, Pd, Olimpiadi e molto altro, ora scendere a compromessi con l’attuale leader del centrodestra Salvini – pur con il rischio di ritrovarsi un Berlusconi delegittimato e depotenziato tra i piedi – dovrebbe essere cosa di poco conto.

Dopotutto, così come si continua a dire da settimane, ne va della stabilità del Paese e della sua immagine internazionale, ormai ai minimi storici, ed entrambi ne sono del tutto consapevoli. Di Maio dovrebbe saperlo: il tempo dell’opposizione è finito da un po’ e ora per il Movimento è il momento delle responsabilità. Costi quel che costi. 

di Giuseppe Papalia