Mattarella propone un governo provvisorio (e fa benissimo)

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Sergio Mattarella

Questa volta Mattarella sta nel giusto. Sarà pure silenzioso, ma il nostro Presidente della Repubblica quando vuole sa sorprendere: l’idea del governo provvisorio, come l’ha spiegata lui, è di una semplicità e genialità che il suo predecessore Giorgio Napolitano se la sognava.

I partiti, come sempre e come volevasi dimostrare, in piú di due mesi si sono rivelati incapaci di costruire un esecutivo politico. “E sticazzi?“, penserà qualcuno: la Spagna è stata un anno e mezzo senza governo e la Germania più di cinque mesi. E’ vero, ma noi non siamo la Spagna o la Germania. Noi siamo l’Italia, e ci siamo infilati nel soffocante cunicolo del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio in Costituzione, indi per cui dobbiamo votare il Def (Documento di Economia e Finanza) entro fine anno oppure, salvo nuove entrate, scatta in automatico l’aumento dell’Iva dal 22% al 25%.

Quindi Mattarella ha messo i partiti davanti a una scelta tra tre possibili opzioni:
tornare a votare in estate, con un prevedibile calo d’affluenza alle urne, visto che molti italiani (di qualsiasi parte d’Italia) saranno in vacanza;
tornare a votare in autunno, con un prevedibile aumento dell’affluenza alle urne, visto che si rinnoveranno i Consigli regionali della Basilicata e del Trentino-Alto Adige, ripresentandosi tuttavia il problema del Def qualora i partiti si rivelassero ugualmente incapaci di formare un governo;
instaurare un governo provvisorio (di fatto, tecnico) in funzione solamente del Def ed eventualmente di una nuova legge elettorale con scadenza naturale ai primi mesi del 2019 rimandando in seguito il Paese al voto, che verrebbe comunque rimosso qualora l’attuale Parlamento trovi un accordo di governo politico nel frattempo. Questo governo avrebbe, ovviamente, comunque bisogno della fiducia del Parlamento e per varare il Def (ed eventualmente una nuova legge elettorale) avrebbe bisogno dei voti del Parlamento.

La scelta è quindi tra:
– un risciacquo del Parlamento ma legittimato dal voto di una minoranza;
– un risciacquo del Parlamento ma con il rischio di non riuscire a varare il Def, comportando l’aumento dell’Iva;
– tenere questo Parlamento che avrebbe comunque l’ultima parola sul governo provvisorio ipotizzato.

Delle tre, l’ultima opzione pare oggettivamente la più logica. Vero che i governi tecnici non solo sono odiosi ma anche di fatto un fallimento della democrazia, tuttavia quando i tempi stringono sono necessari – sempre e comunque sotto il volere del Parlamento legittimato dal voto popolare. Si tratta in ogni caso di una soluzione temporanea.

Certamente sarebbe l’ennesimo governo a non essere espressione del voto popolare. Come, d’altro canto, tutti i governi di italica memoria. Il potere esecutivo non è mai espressione del voto popolare; lo è il Parlamento, il quale – in seno del voto popolare – si accorda per costruire l’esecutivo.

Non è certo il Presidente Mattarella il responsabile di questo stallo politico, ma i partiti che non sanno mettersi d’accordo nel vero e unico senso che la democrazia dovrebbe avere e che invece sbraitano di aver bisogno del “premio di maggioranza” – così che magari un partito da 30% governi su tutto il Paese. Proprio ieri il Capo dello Stato, in occasione della finale di Coppa Italia, ha ricordato che l’arbitro per compiere bene il suo mestiere ha bisogno del gioco pulito dei giocatori e che soprattutto nulla vale l’arbitro se i giocatori non giocano: “Quando l’arbitro non si nota vuol dire che i protagonisti stanno svolgendo bene il loro compito” è la frecciatina lanciata dal Presidente della Repubblica a quei protagonisti politici che evidentemente non stanno svolgendo bene il loro compito.

Purtroppo l’Italia tutta è su questa barca – eredità del Governo Monti, supportato da PD e dall’ex-PDL. Ma i partiti di centrodestra e il M5S non ci stanno e chiedono di tornare al voto il prima possibile per le loro egoistiche strategie elettorali; anche se da ultimissimi aggiornamenti parrebbe che il Capo politico del M5S Luigi di Maio abbia rimosso il veto su Berlusconi, seppur sia fermo su un governo d’intesa con la sola Lega. Spetterà dunque al leader di Forza Italia nelle prossime 24 ore (concesse dal Colle per un ultimo tentativo di formazione di un esecutivo politico) esprimersi su un possibile appoggio esterno a un governo bicolore M5S-Lega. Il tempo stringe e Mattarella ha fretta di concludere la partita dopo più di due mesi di nulla assoluto.

Se a gennaio 2019 gli italiani si vedranno aumentare l’Iva sapranno di chi è la colpa, ossia di tutti (tranne di Mattarella): di chi ci ha portato a questo punto e da chi non ha avuto la coscenziosità di porvi rimedio.

Giuseppe Comper