Sugli autobus non piace il finto sciopero della fame

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Mentre, tra un tartufo e un bicchiere di Barolo, i big della sinistra si passano il testimone dello sciopero della fame a intermittenza per concedere la cittadinanza agli invasori, Minniti invita i suoi compagni di partito a farsi un giro sugli autobus per provare a rendersi conto dei problemi veri degli italiani. Sarebbe una pratica intelligente, ovviamente impraticabile. Perché gli scioperanti a staffetta non possono salire su un mezzo pubblico senza essere protetti dalle rispettive scorte. Sono terrorizzati  dal popolo. Forse perché consapevoli di averlo distrutto, questo popolo. Di averlo impoverito, di averlo vessato in ogni modo per favorire gli invasori e per obbedire agli euro cialtroni di Bruxelles.

Eppure potrebbe essere interessante, per i potenti della sinistra di governo, salire su un tram o su un bus per ascoltare la disperazione di donne anziane che non sanno come acquistare le medicine o un cibo adeguato, per ascoltare giovani senza lavoro e con figli a carico. Scoprire che anche i lavori precari e saltuari vengono persi perché bisogna pensare prima agli invasori, perché gli invasori hanno diritto allo smartphone e gli italiani hanno il dovere di mantenerli e di farsi da parte. Ma sarebbe fastidioso scoprire che il politicamente corretto non sale sugli autobus, non si aggira tra i banchi del mercato all’ora di chiusura quando gli anziani italiani cercano gli scarti con cui prepararsi la cena mentre, a fianco, giovani allogeni in perfetta forma fisica e con l’immancabile telefonino sempre in funzione chiedono l’elemosina. Forse, però, ad infastidire di più i potenti della sinistra di governo, sarebbe la totale indifferenza ed il disprezzo dei passeggeri. Il ministro Franceschini, all’aeroporto di Olbia, era protetto dalle immancabili guardie del corpo.

Ma era protetto contro nessuno. Neppure uno sfigato che volesse farsi un selfie con il ministro. Tram e autobus, però, farebbero bene anche all’opposizione.  Che scoprirebbe come gli italiani che utilizzano i mezzi pubblici sono inferociti contro il governo degli allogeni ma sono disgustati anche da un’opposizione incapace e poco credibile. “Non votiamo più perché sono tutti uguali”, è il sentimento generale. Una scelta comoda per il potere, mortificante per chi sostiene di voler abbattere proprio questo potere.

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