Boldrini genera violenza

Bisognerebbe impedirgli di parlare. Bisognerebbe impedire di far politica. Bisognerebbe sciogliere il partito. Dilaga, in questa Italia da saldi di fine stagione, l’intolleranza nei confronti di chi non si allinea al pensiero unico obbligatorio.

E non sono soltanto le sempre più fastidiose esternazioni della perniciosa Boldrini, ma l’intolleranza boldriniana e fianiana si espande, si allarga, diventa discorso da bar e da treno. Intolleranza che, non a caso, è sempre collegata all’ignoranza di chi toglierebbe il diritto di parola ai nemici del pensiero unico obbligatorio. Quelli non possono far politica perché salutano in modo non consono, gli altri non devono parlare perché ipotizzano una politica economica differente da quella che piace a Soros. Il problema vero, però, è che l’intolleranza prescinde dalla campagna elettorale. In treno una insegnante, talmente ignorante da spiegare che i dazi erano stati eliminati già alla fine del Medioevo, si scagliava contro i propri allievi diciassettenni che se ne fregavano delle sue lezioni politicamente corrette sulla tolleranza. Bisognerebbe cacciarli da scuola, questi studenti. Ovviamente in nome della tolleranza.

Ma se Boldrini e Fiano utilizzano le armi che hanno per evitare di scomparire, è nella società civile che si avvertono i danni più gravi di questa oscena predicazione. Perché il divieto di parola, ed anche di pensiero, si estende ad ogni settore. Taci tu che sei intollerante. Intollerante perché non credi alla buona fede degli arbitri di calcio e pensi alla sudditanza psicologica; intollerante perché non ti fidi delle rassicurazioni di un ministro della Sanità che non ha competenze nel settore e neppure ti convincono quei medici finanziati dalle case farmaceutiche; intollerante perché ti ostini ad esporre sulla porta di casa i simboli del Natale; intollerante perché dai a tuo figlio un panino con il salame benché abbia amici che il salame non lo mangiano.

La repressione del sistema diventa violenza nelle strade in nome della difesa del pensiero unico obbligatorio e poi si trasforma in violenza tout court contro chi è così intollerante da non abbassare gli occhi davanti ad una banda di teppisti minorenni. Diventa violenza contro chi è così intollerante da osar suonare il clacson se qualcuno taglia la strada. Si inizia impedendo di parlare, si finisce impedendo di vivere.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 352 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".