La Spagna ignora la Destra

Che ai tecnocrati non piaccia la democrazia non è certo una novità. Ma a loro da’ ancora più fastidio vedere le proprie creature distrutte da quell’assurdo gioco che sono le elezioni. Perché i tecnocrati hanno predisposto delle gabbie ben precise in modo da garantire la sopravvivenza di due soli schieramenti per Paese. Laburisti e conservatori in Gran Bretagna, cristiano democratici e socialisti in Germania (con ammennicoli vari a far da supporto), socialisti e finti neo gollisti in Francia, socialisti e popolari in Spagna, Renzi e Berlusconi in Italia. Partiti diversi ma politiche spesso intercambiabili. La dimostrazione più evidente e’ la grande coalizione tra Cdu e Spd in Germania. Poi, però, sono arrivati gli elettori a rovinare i piani dei tecnocrati. Elettori che, quando non si demoralizzano e restano a casa (e questo piace molto al potere), vanno a votare e scelgono partiti nuovi. Facendo saltare il bipolarismo così comodo per i tecnocrati. Lo si è visto in Francia, con la vittoria del Fn cancellata grazie alla squallida ammucchiata tra Valls e Sarkozy. Si era già visto in Gran Bretagna, con il successo degli indipendentisti scozzesi. Ed ora è la volta della Spagna. Così arretrata, per i tecnocrati, da garantire la prosecuzione del giochetto. Qualche dubbio, gli strateghi, avevano cominciato a nutrirlo. Il partito socialista era in caduta libera, il partito popolare pure. Si rischiava di far nascere qualche movimento di protesta vera. Così si è preferito prima far decollare Podemos e poi, con il pieno ed esplicito appoggio della City di Londra e dei suoi giornali, si è creato il fenomeno Ciudadanos. Un movimento sorto dal nulla e che, sino a domenica mattina, i professionisti della dis informazione accreditavano di consensi colossali, al di sopra del 20%, per una possibile seconda posizione alle spalle dei popolari. Invece i liberali di Ciudadanos sono arrivai quarti, nettamente staccati da Ppe, Psoe e Podemos. Non è bastato che la finanza internazionale li sostenesse. Non è bastato che fossero il partito dei “carini”. Non è bastato neppure che fossero stati l’ostacolo per un completo successo dei separatisti catalani. Il numero 1 dei carini aveva spiegato, prima della sconfitta, che avrebbe fatto il premier o sarebbe andato all’opposizione. Gli spagnoli hanno chiarito il suo ruolo. Ma il voto spagnolo ha evidenziato un’altra anomalia. Non esiste, nel Paese Iberico, una destra analoga a quelle italiane o a quella francese. Neppure di tipo scandinavo o belga, ungherese o greco. Anni e anni di errori hanno portato a questa situazione. Che le destre italiane, litigiose ed inconcludenti, dovrebbero analizzare con profonda attenzione per evitare di sparire dalla scena.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 352 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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