Cosa sarebbe successo se fosse stata approvata la “mozione dei quarantenni”?

0
589

Dove sarebbe ora la Destra in Italia se la mozione dei quarantenni fosse passata in quel 2015? Certamente la storia non si fa con i se, ma è doveroso affrontare uno degli argomenti più spinosi all’interno del mondo della Destra italiana.

La Mozione dei Quarantenni era una proposta avanzata nel luglio del 2015 per avviare un progetto che desse uno scopo pratico alla Fondazione Alleanza Nazionale – e non solo culturale o “museale” – al fine di riaggregare chiunque condivida i valori della Destra italiana promossi prima dall’MSI e poi da AN, creando di fatto un partito nuovo e una Casa comune per tutte le anime di Destra disperse in altri movimenti o liste civiche.

La mozione in questione era stata leggermente modificata in occasione delle polemiche scoppiate da parte di alcuni soci scettici riguardo tale progetto, specificando che i quarantenni non intendevano in alcun modo riesumare Alleanza Nazionale, ma intendevano piuttosto partire dai valori di cui l’ex-partito si faceva promotore per dare vita ad un nuovo soggetto di Destra, al passo coi tempi moderni, che desse comunque un ruolo verticistico a Fratelli d’Italia, unico partito con patrimonio valoriale di Destra e rappresentanza parlamentare.

La mozione inoltre sottolineava che non erano per nulla veritiere le esternazioni di alcuni personaggi affermanti che il solo scopo della Mozione dei Quarantenni fosse di appropriarsi del patrimonio della Fondazione: infatti venne evidenziato il fatto che si sarebbe finaniato «tale programma utilizzando solo il frutto del rendimento del patrimonio della Fondazione Alleanza Nazionale, avviando tempestivamente una procedura di gara trasparente con l’obiettivo di individuare operatori professionali della gestione mobiliare ed immobiliare, cui trasferire l’amministrazione dell’intero patrimonio della Fondazione». Non un centesimo del patrimonio storico della Fondazione AN sarebbe stato toccato. Nel caso la Mozione dei Quarantenni fosse stata approvata, i soci si sarebbero riuniti da lì a sei mesi per un congresso costituente del nuovo partito.

I giorni decisivi si svolsero a Roma in occasione dell’edizione di Atreju 2015 a Roma, la festa nazionale organizzata da Fratelli d’Italia, quando venne deciso di non sostenere quanto proposto dai dirigenti ex-AN e di rimanere fermi sulle proprie posizioni. E così fu, lasciando ancora senza una casa tutte quelle anime di Destra che con la fine del PdL non avevano trovato una collocazione unica, dislocati tra partiti e liste civiche dei più disparati orientamenti.

Il non aver sbloccato fondi per iniziative politiche e culturali approfittando del “tesoretto” della Fondazione e il non aver compreso in un progetto di più ampio respiro queste anime, hanno contribuito al risultato elettorale non eccezionale di Fratelli d’Italia. Arroccata all’opposizione, con un risultato maggiore e un potere contrattuale più pesante nelle delicate trattative per la formazione del governo probabilmente la situazione di oggi non sarebbe quella di un governo a tinte esclusivamente gialloverdi. Perché le sconfitte non arrivano nell’ultimo mese di campagna elettorale, ma da anni e anni di lavoro non svolto o svolto a metà.

Raimondo Frau