Che pena, la Destra adoratrice della Fallaci

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Quando la Destra – all’epoca il glorioso Msi-Dn – sosteneva Israele, vedendo in Israele un ganglio vitale del meccanismo difensivo dell’Occidente contrapposto a un’Unione sovietica brezneviana che aspirava a espandersi, facendo perno – anche non senza contrasti – anche sull’attivismo dei comunismi cinesi, vietnamiti, cambogiani e di un po’ tutto il terzo mondo, Oriana Fallaci amorazzava col poeta greco Alexandros Panagulis, il quale, pur non essendo di suo marxista, venne elevato a icona dell’anti-americanismo dai comunisti di tutta Europa, quale eroe della resistenza contro il regime dei colonnelli di Atene.

E di sinistra era certamente anche Oriana, la quale, sulla questione mediorientale, parteggiava apertamente per i palestinesi. Anche nella Destra c’erano autorevoli voci a favore del popolo palestinesi, ma con motivazioni differenti: un conto, era chiedere una soluzione all’annoso problema di quelle popolazioni, il cui incancrenirsi destabilizzava l’area mediorientale, indebolendo il fronte anticomunista; ben altra cosa occhieggiare a tutti quei movimenti che, strumentalizzando la situazione drammatica palestinese, tentava di aprire nuove strade all’influenza russa. Poi, nella vita, si cambia, si cresce, ci si arricchisce e, magari, si passa gran parte della propria vita a New York. Può succedere, allora, che, dopo l’attentato alle Twin Towers, una penna come quella della Fallaci diventi la grancassa della guerra all’Islam, rappresentato come un coacervo di terroristi, assassini e tagliagole.

Ora, la Destra – intesa come area intellettuale e culturale, prima ancora che politica – avrebbe potuto e dovuto dire alla signora: Benvenuta! Quante accuse di fascismo, infatti, erano state lanciate negli anni ’80 e ’90 a quanti – già allora – ponevano come centrale il tema delle identità nazionali, continentali e religiose nel rapporto tra i popoli all’alba del Terzo millennio? Ma alla Fallaci – e a tutti i suoi sponsor – non interessava tanto un mondo più equilibrato, più sicuro e regolato da rapporti che, nella distinzione, garantissero equilibrio. Alla Fallaci e altri interessava altro. Interessava promuovere quella politica che non ha colpito nessuna delle centrali del terrore – anzi, magari le ha create, a partire da Al Qaeda e dall’Isis -, ma ha distrutto e destabilizzato – ovviamente, in nome dei diritti umani – tutti i paesi islamici laici – Algeria, Siria, Libia, Tunisia, Egitto, Iraq e Siria – e desertificato l’unico paese fondamentalista che era stato alleato dell’Occidente, l’Afghanistan.

Poco importava alla Fallaci e poco importa ai suoi fan se tutto questo – ottenuto con un carico di orrore e di morte al cui confronto Parigi e la stessa New York appaiono bazzecole (in questi paesi i morti, complessivamente, sono stati milioni. E buona parte li abbiamo ammazzati noi o abbiamo permesso che accadesse) – ha fatto dilagare il fondamentalismo criminale, affollandone le schiere di uomini senza scrupoli e rotti a qualsiasi crudeltà e capaci adesso di mordere la mano stessa che li ha stupidamente nutriti. Quel che contava e che conta è che gli interessi degli Stati Uniti siano stati preservati e, con quelli degli Usa, quelli delle monarchie feudali saudite e non ultimi, anzi, quelli di un Israele che, nonostante pianga ogni giorno, ormai nulla ha più da temere e, in virtù di ciò, ha assunto un’arroganza politica e militare senza precedenti. Tanto è vero ciò che, guarda caso, l’Isis ha deciso di colpire in Francia proprio quando Parigi stava facendo un passo ulteriore verso la normalizzazione dei rapporti con quell’Iran che è ancora nel mirino di Tel Aviv e di non pochi e non poco potenti circoli politici americani. Tanto è vero che, al di là delle manifestazioni di solidarietà, l’America continua a nicchiare su una soluzione radicale anti-Isis, pur di vedere prima spazzato via il vero nemico dello stesso Isis, Bashar al Assad.

Ora, che l’Occidente debba prendere una posizione netta e dura contro l’Islam fondamentalista e comunque chiara verso l’Islam, dir non è mestieri, come direbbe Dante. Soprattutto, l’Europa dovrebbe e deve prendere una posizione netta e dura contro l’Islam fondamentalista e comunque chiara verso l’Islam che già abita nei suoi confini. Però, dovrebbe farlo facendosi ispirare dalla sua storia, dalla sua cultura e dalla sua tradizione, non già facendosi animare dai deliri sopravvissuti alla scomparsa fisica della Fallaci e comunque guidare da paesi – Stati Uniti in testa  – i cui interessi non coincidono più esattamente coi nostri e col quale non si condivide più la paura di un pericolo maggiore, quale fu il Comunismo.

Senza indipendenza politica, militare e morale e intellettuale, non si salverà l’Europa dal fondamentalismo: la si scoprirà – sempre di più – come la faglia di scontro tra due civiltà, quella americana e quella islamica, come un terreno di scontro in cui gli autoctoni hanno il diritto, tutt’al più, a essere solo spettatori, pagando anche un prezzo altissimo e da saldare col sangue. Che parte della Destra tutto questo non lo capisca e si vada a nascondere sotto le virtuali gonne della Fallaci, distese solo perché chi vi si celi non capisca in quale direzione viene mosso, è triste. Molto triste.

Massimiliano Mazzanti