DESTRA. TRA LA CASA O A CASA

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Comunque andrà, sarà un successo… Potrebbe essere il titolo della manifestazione romana di ieri, organizzata da Prima l’Italia di Isabella Rauti, nel pregevole tentativo di riallacciare i fili della destra in un unico nodo. Un altro titolo, pizzicando nella cultura, ” sei personaggi in cerca d’autore”, pur sempre meglio di “uno, nessuno e centomila” sempre di quel genio che fu Pirandello. Grazie alla tecnologia della rete me lo sono goduto da casa, oddio, goduto, è un’affermazione un po’ grossa… diciamo l’ho visto volentieri, questo si. Tra luci ed ombre, nessuno me ne voglia. L’ombra stava nell’assenza “dell’altra Fondazione”, quella che porta il nome di Giorgio Almirante per intendersi, speriamo che in futuro, i figli, riallaccino il rapporto interrotto dai padri. Altra ombra l’assenza della Giorgina nazionale, un po’ restia nel confrontarsi in una tavola rotonda, sarei stato curioso di conoscere la sua impressione mentre, dal palco, si levavano bordate ad alzo zero contro Salvini. Mi sono piaciuti i giovani, visibilmente emozionati ma bravi, il futuro c’è seppure, a qualcuno, andrebbero tirate le orecchie con una piccola lezioncina di storia: la destra sociale non difende il ceto medio ma il Popolo, con un occhio attento verso i meno abbienti. Refusi di un’ideologia imbastardita dai liberali, la colpa non è di un giovane di appena 24 anni e già consigliere del comune di Piacenza ma di chi non seppe contrastare la miscela malefica ma il ragazzo si farà, parla alla gente con il linguaggio della pancia. Mi piace. Mi è piaciuto meno, tra i senior, chi ha cercato di arrampicarsi nella filosofia tentando di spiegare la destra italiana, differente dalle altre destre europee. La risposta sarebbe stata fin troppo semplice, la destra italiana è diversa perchè la destra sociale non esiste, non esiste a destra intendo, a meno che vogliamo stravolgere pure questa verità. Di Rinaldi conoscevo già la sua preparazione ed il suo entusiasmo, dimostrato anche ieri nell’accorato appello all’unione come salvaguarda dello Stato, gli ho mandato un sms telefonico incitandolo a scendere in campo. Sono vecchio, la risposta, chapeau professore. Nel pomeriggio è toccato ai Big, salire sul palco. Isabella Rauti ha chiarito subito di essere iscritta a Fratelli d’Italia, si sapeva già, rimarcando la sua appartenenza al Meloni pensiero. Ha fatto bene però Fratelli d’Italia, a mio modesto avviso, dovrà essere interlocutrice -privilegiata- e non incubatrice di una forza compatta. Non s’illuda, la Giorgina, di dettare legge dal basso del suo 2% scarso, non così si potrebbe ricostruire la casa comune. Francesco Storace ha dichiarato di essere pronto a sciogliere il suo partito, fatto salvo l’approvazione della Costituente alla quale farà seguito un’assemblea, impegnandosi, fin da subito, ad aiutare i fratellini nelle prossime regionali. Ci sarà da discutere qualora, la Meloni, rafforzasse l’intesa con il padano Salvini in una vera e propria alleanza. Chi vivrà, vedrà. Onore alla passione di Storace, comunque sarà, idolatrato da tutti ma votato da nessuno. Misteri di una destra incomprensibile. Viceversa, Urso, ha sparato una cazzata scagliandosi contro le scelte della Fondazione AN, rea di spendere i quattrini celebrando il centenario di Almirante. Chi scrive, di celebrazioni per la memoria di Giorgio Almirante, ne ha organizzate 3 e la prossima, a Lecce, è in cantiere. Manifestazioni per ricordare ai giovani la figura ed i valori del grande leader, rese necessarie per l’incapacità di personaggi come Urso nel trasmettere alle nuove generazioni l’eredità che lui stesso aveva ricevuto. Per inciso, sempre chi scrive, ha speso di suo ben 9.600 euro ricevendo, dalla Fondazione, 1650 euro perchè i viaggi, addobbi, telefonate e cene pagate agli ospiti, giustamente, non sono previste nel rimborso. Continuando nella sua accusa, Urso, ha destato la perplessità se la sua sia stata un’accusa, oppure un assalto alla diligenza. Opto per la seconda, pardon. Successivamente è stata la volta di Menia, il quale ha menzionato la figura di Gianfranco Fini, suggerendo che dovremmo ricordare quel che seppe dare alla causa. Vero, il problema che viene difficile dimenticare quel che seppe prendere. Siparietto finale: Storace dichiara stop alle polemiche per poi beccarsi, un attimo dopo, con Fabrizio Di Stefano. Cosa da nulla, per carità, un sorriso regalato a chi ascoltava e via. Però, sempre Storace, è stato l’autore di un argomento di vera destra sociale: il consenso andrà cercato via per via, piazza per piazza, casa per casa. L’esatto opposto della destra salottiera degli ultimi vent’anni, speriamo!
Appunto finale: ho apprezzato chi ha ricordato Beppe Niccolai ma mi rimane una domanda strozzata in bocca, quando Beppe fu epurato, dove cazzo erano? Comunque sia cerchiamo di seppellire il passato e prenda, in tutti noi, la voglia e la passione di ricostruire una nuova casa ma se sarà conservatrice, non farà per me; se sarà liberale, non farà per me; se sarà moderata, non farà per me. La mia destra è rivoluzionaria, la mia destra è sociale, la mia destra sta accanto ai disagiati. La mia destra vuole riprendere il posto che già gli apparteneva. Lo dice la storia. La mia destra, di conservatrice, dovrà possedere solo la difesa del Tricolore, la difesa delle tradizioni popolari, la difesa del Popolo Italiano. La mia destra è solo quella sociale. Parola di militante.
Marco Vannucci

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