Gli attacchi a Bisesti sono arrivati alla frutta. Anzi, ai fiori

Chissà come l’Assessore alla Cultura Mirko Bisesti potrà parafrasare la celebre risposta di Giulio Andreotti al giornalista che gli domandava perché fosse sempre coinvolto nelle pagine oscure della storia repubblicana. “In vita sono stato accusato di tutto, fuorché le guerre puniche“.

Non sono però i cartaginesi il problema che attanaglia Mirko Bisesti, bensì la sinistra trentina che è riuscita nell’impresa di sostituirsi a ben più quotati comici nel muovere critiche e accuse alla destra.

L’ultima incredibile richiesta naviga in un mare non troppo agitato, tra la calma del piattume argomentativo e le onde dell’ironia puerile. Bisesti è imputato al tribunale dei fiorai abusivi.

Già, perché l’Assessore, a cena fuori con la sua fidanzata, ha osato dire di “no” a un venditore di rose, probabilmente di origine pachistana, intenzionato a lasciare un fiore alla coppietta in cambio di qualche spicciolo. Apriti cielo.

L’accusa, nemmeno troppo velata, di razzismo è immediatamente partita, già dalle pagine di alcuni quotidiani locali. Per poi addirittura proporre all’Assessore Bisesti un viaggio in Africa e in Asia prima delle elezioni europee. Solo attraverso questo viaggio salvifico, magari in una conversione sulla via di Damasco, Bisesti potrebbe comprendere l’importanza di regalare “due sorrisi”, uno al pachistano pagato e uno alla ragazza, che avrà un bel fiore da far morire in un vaso perché sopravvissuto fin troppo senza alcuna cura dal pachistano.

Ti regalerò una rosa” era il titolo di una canzone – vincente – di Simone Cristicchi, artista di sinistra ripudiato per essersi arrogato il diritto di parlare delle Foibe. Bisogna immaginare che la sinistra trentina abbia rispolverato la propria discografia per trovare in un “no” a un venditore di rose l’indicibile razzismo dell’Assessore. Per non parlare della sua mancanza di galanteria nei confronti della povera ragazza, privata della gioia di un fiore.

Chi, dal ristorante, ha denunciato la cosa probabilmente aveva già da un po’ terminato il suo pasto. Per portare questo fatto come accusa infatti bisogna essere nemmeno alla frutta, ma all’ammazzacaffé.

Riccardo Ficara