HALLOWEEN TRA INGANNI E FOLKLORE

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Fanno passare Halloween come una festa mascherata, come una riproposizione in chiave autunnale del Carnevale. Nonostante ciò ed in controtendenza rispetto al distratto uomo della strada, chi concretamente vive la cristianità, dovrebbe vedere Halloween come un fenomeno dalle origini celtiche, non della cultura romantica, dietro al quale si nasconde ben altro. In realtà è la più grande festa con riferimento al male/alla morte e alle divinità dell’occulto oggi in essere dove ancor oggi si richiamano, in veste più o meno camuffata, antichi riti di sacrificio e di adescamento.

Halloween è infatti una festività di altra natura. Prima di vedere quale, una precisazione di carattere terminologico: Halloween deriva, come termine, daAll Hollows che «era la traduzione inglese di “tutti i santi”» e da All Hollow’s Eve, la «”vigilia di Ognissanti”, poi storpiato nella parola Halloween» [11]. Dunque il termine Halloween ha indubbiamente un che di cristiano. Solo il termine, però. Perché la festività, in concreto, rappresenta un appuntamento tutt’altro che cristiano, bensì satanico.

Ora, è probabile che alla lettura di questo passaggio in qualcuno possa emergere dello scetticismo. Eppure c’è una vastissima mole di materiale che depone a favore di questa tesi. Anzitutto lo affermano con sorprendente convergenza molti ex satanisti. Pensiamo alle testimonianze di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al Cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di “Michela”, ex satanista ora suora consacrata quando scrive: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva» [12].



Pensiamo infine alla banale frase “dolcetto o scherzetto”. In realtà nasconde all’origine la frase sacrificio o maledizione. Queste notizie sfuggono al pubblico corrotto dal consumismo poiché nessuno sottolinea che in realtà si tratta di una sorta di capodanno di una cultura pagana, quindi satanica. La cronaca ci restituisce poi notizie che avvalorano questa tesi.È molto preoccupante vedere bambini che festeggiano ovunque addirittura nelle parrocchie soprattutto per disinformazione o indolenza del clero, ma la morte, come trapasso dalla vita terrena a quella trascendentale, resta uno dei momenti di suprema espressione della fede. Non si esorcizza.Ci troviamo davanti a veri processi di desacralizzazione e sdrammatizzazione del macabro, dell’orrore, dove tutto viene banalizzato e spettacolarizzato con il rischio che i bimbi non riescano più a cogliere, calibrandolo alla loro età, il significato di vita e morte e di conseguenza di bene e male.

Perché spingere i nostri figli verso queste feste che sono ben lontane sono dalla nostra tradizione, perché spingere questo giovani a partecipare a riti in onore del macabro e a richiamo demoniaco?La cronaca racconta di gravi episodi di violenza durante queste serate; sarebbe quindi bene fare passi indietro e tornare a rivalorizzare e rispettare le nostre ricorrenze come rendere onore ai nostri Santi e i nostri defunti. Proviamo a non cedere al diktat di questa società eccessivamente secolarizzata e culturalmente atomizzata che ci vorrebbe imporre, con messaggi più o meno palesi, il vizio di prendere tutto ciò che sembra farci divertire giocare e spendere. Non dimentichiamo il business che si crea dietro queste ” innocenti festicciole ” e che diventa il vero motore di propulsione di una usanza dalle incerte origini celtiche che noi, negli ultimi anni, abbiamo importato dagli Stati Uniti.

Gabriella Lippi

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