I giovani italiani sono poveri: eliminiamo i vecchi

Caramba che sorpresa! Giornali e TV scoprono, all’improvviso, che i giovani italiani sono poveri. Se i giornalisti rinunciassero agli incontri a tavola con i cialtroni che loro definiscono come Vip, forse se ne sarebbero accorti da tempo. Invece tra una serata ad intervistare cafoni arricchiti alla prima della Scala o del Regio, tra un vernissage a base di tartine di un artista che non andrebbe bene neppure come imbianchino, tra un omaggio a Maria Elena Etruria ed uno a Donna Marella, i disinformatori italiani non si erano accorti di quanto stava succedendo nella Penisola. Troppo impegnati negli hotel a 4 stelle che ospitano i clandestini per rendersi conto che i giovani italiani gli hotel a 4 stelle non possono più permetterseli. Troppo impegnati a raccontare le difficoltà dei clandestini che sono obbligati a trascorrere il tempo a giocare con gli smartphone pagati dal contribuente italiano per accorgersi che il contribuente italiano non ha neppure i soldi per curarsi. Ma ora i giovani italiani servono perché devono andare a votare

Sì al referendum del bugiardissimo. Dunque bisogna far finta che contino davvero, che suscitino interesse, che si voglia far qualcosa anche per loro. Tanto siamo in fase di promesse elettorali. Dunque, in attesa di eventuali reazioni europee, si può promettere tutto a tutti. Però, come sempre, in cauda venenum. Ed il TgRenzi5 ha già iniziato a far notare che i giovani sono più poveri degli anziani. Dunque urge manovra per impoverire i vecchi in modo da ripristinare la parità. Anche perché i giovani servono come schiavi, come manodopera a bassissimo costo. I vecchi non servono a nulla e,  anzi, sono dannosi. Perché si ammalano e avrebbero bisogno di cure adeguate, che costano. Perché pesano sui conti dell’Inps. Perché hanno la pessima abitudine di aiutare economicamente i nipoti. E se i nonni li aiutano, i nipoti non sono così disperati da accettare le retribuzioni da fame dell’Italia renziana.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".