I GIOVANI SMENTISCONO LE BALLE DEL BURATTINO E DEI SUOI ESPERTI

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Se Torino è una città laboratorio, per il burattino le prospettive non sono rosee. E non perché la politica ed il “Sistema Torino” siano contrari a sua nullità il premier. Tutt’altro. Il Sistema è tutto con lui. Ma è dai giovani che arrivano segnali preoccupanti. Che, spera il burattino, possono essere una peculiarità esclusivamente subalpina. Oppure possono trasformarsi in una valanga che inizia piccola e poi si rafforza, diventa grande e travolge tutto. Per il momento ha travolto il Sistema di esperti del nulla, giornalisti ignoranti, orientatori incapaci. Cosa sostenevano i media? Che gli iscritti all’università diminuivano, che c’era un prepotente ritorno alla terra di giovani superspecializzati, che la chimica “verde” rappresentava uno sbocco coinvolgente per le giovani generazioni, che gli studi umanistici non avevano futuro, che il settore alimentare attirava tutti. Bene, i dati delle immatricolazioni all’Università di Torino hanno smentito tutti i luoghi comuni. Iscritti al primo anno? In aumento. Iscritti a tecnologie alimentari? Dimezzati. Iscritti a chimica? In calo del 40%. E calano gli iscritti ad agraria, a scienze forestali, a geologia. In un’Italia che crolla, che smotta, che si allaga, i ragazzi non credono alle fandonie del burattino sui grandi investimenti per tutelare l’ambiente, per mettere in sicurezza fiumi e montagne, per salvaguardare i boschi. Segnale inequivocabile di fiducia azzerata. E la campagna? E l’alimentazione di qualità? Le aziende italiani vengono vendute agli investitori stranieri, le campagne non rendono più, strozzate da speculatori e grande distribuzione. Certo, aumentano gli iscritti alle superiori negli istituti agrari, ma non all’università. Perché buttare soldi per un lavoro sempre sottopagato? E nell’immancabile intervista zerbinata ad un sedicente esperto di orientamento la colpa di queste scelte viene scaricata sulle famiglie. Tanto per dimostrare quanto sia esperto, l’esperto. A 18, 19 anni, i ragazzi scelgono da soli. In caso contrario sarebbero degli incapaci. E per convincerli, invece delle promesse del burattino o dell’orientatore di turno, basterebbe far vedere ai giovani dell’ultimo anno delle superiori, una busta paga media di un laureato assunto nelle imprese dei vari settori. Laurearsi in chimica per guadagnare mille euro al mese con contratti precari? Con prospettive di salire a 1.200-1.500? Grande prospettiva, indubbiamente. E allora i ragazzi si iscrivono ai corsi di laurea che più li attraggono, a prescindere da sbocchi occupazionali che saranno comunque da povertà perenne. Boom di iscrizioni a lettere, a filosofia, a storia, a ben culturali, a lingue africane ed asiatiche (mentre calano per le lingue e letterature “straniere” e non si capisce perché i corsi siano diversi rispetto alle lingue asiatiche e africane). Boom a scienza della comunicazione e per la laurea in mediazione culturale. Già, perché i ragazzi hanno perfettamente capito che il burattino, i suoi padroni ed i suoi camerieri non troveranno mai i soldi per tutelare l’ambiente ma li troveranno sempre per aiutare le “grandi risorse” immigrate. I soldi negati ai pensionati italiani ci saranno sempre per le “grandi risorse”. E poi ci sono i ragazzi che non credono più neppure in quello. E quasi la metà di loro, nella Torino tanto avanti e tanto vincente, non studia e non lavora. Brutto segnale per l’Italia del burattino, che sarà la prima in Europa al termine dei mille giorni.

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