Ieri Simone Di Stefano ha condotto perfettamente il suo controprocesso a Piazza Pulita

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Faccio i complimenti a Simone Di Stefano per come ha condotto il suo controprocesso a Piazza Pulita. Del resto già sei anni fa si era comportato egregiamente di fronte all’inquisizone proprio all’indomani dei misteriosi e sanguinosi fatti di Firenze quando venne attribuita l’uccisione di due senegalesi a un simpatizzante di CasaPound prontamente suicida.

Ieri l’unica cosa che non mi è piaciuta è stata la spilletta che esibiva all’occhiello, ma questa è questione risaputa. Che l’opzione strategico-politica oggi scelta per le prospettive di CasaPound Italia, come della quasi intera destra radicale, sia agli antipodi della mia e contraddica gli obiettivi ai quali sono sempre rimasto fedele e di cui sono sempre più convinto, non lo si scopre certo oggi. Fortunatamente o sfortunatamente siamo tutti lontanissimi dai nostri obiettivi e sappiamo che a monte ci sono appartenenze umane nonché trincee nelle quali gli altri ti obbligano comunque, il che non è sempre negativo.

Quelle appartenenze non vanno mai negate o abbandonate a causa delle scelte politiche e strategiche, talvolta ideologiche, che si maturano, così come non si devono abbandonare mai le proprie scelte politiche e strategiche né le proprie profonde radici ideali per un semplice senso di appartenenza. Nel primo caso si sarebbe individualisti, nel secondo inutili.

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