IL BURATTINO CANCELLA GLI ELETTORI E TRIONFA

Emilia Romagna e Calabria al Pd: un nuovo trionfo per il burattino. È l’astensione da record anche nella rossa Emilia Romagna non deve trarre in inganno. Perché è proprio questo che evidenzia il trionfo. A lui, il burattino, non interessano i voti, la democrazia, la partecipazione. Anzi, meno siamo e più vince. Lui decide quello che gli viene ordinato e meno confronti ha, meglio sta. Non vuole i partitini e non vuole neppure gli elettori. Dunque benissimo così, con urne vuote e pieno di poteri. Il problema e’ degli avversari, incapaci di intercettare la rabbia, la delusione, la disaffezione di gente rassegnata. I 20-30 punti in meno nell’affluenza dovevano consentire un recupero al centrodestra ed alla sinistra “vera”. Invece nulla. L’unica novità reale, ma attesa, e’ il successo della Lega di Salvini che annienta Forza Italia in Emilia. Più che doppiata, la formazione di Berlusconi. D’altronde se la politica di Berlu e’ quella di fare lo zerbino del burattino in cambio di favori giudiziari e per Mediaset, perché mai un cittadino qualunque, che non ha azioni Mediaset, dovrebbe votare?  E Fratelli d’Italia? Annientati in Emilia, al di sotto del mortificante 2%. Credibilità di Giorgia Meloni a nord del Grande raccordo anulare? Sotto il 2%, appunto. Non è che a sinistra sia andata molto meglio. La lista che si ispira a Tsipras non arriva al 4% in Emilia ma fa molto peggio in Calabria. Non proprio una grande spinta per una scissione dal Pd dell’area di Civati. In caduta libera i grillini, irrilevante Ncd. I dati emiliani, se confermati a livello nazionale, escluderebbero Fdi dal Parlamento anche con lo sbarramento minimo al 3%. Andrebbe poco meglio a Ncd, al di sotto della soglia in Emilia ma al di sopra in Calabria. Mentre Fdi resta sotto anche in Calabria. Ed ora? Il burattino può continuare a fare i disastri soliti. Con lui il Pd vince ovunque è se gli italiani non partecipano, peggio per loro. Non sono i disertori a vincere le guerre. Peccato che la diserzione stia diventando un fenomeno non solo elettorale. Non si ricostruisce un Paese sulla rinuncia e sulla rassegnazione. La diserzione non è sintomo di ottimismo e di fiducia. E le opposizioni? Per la Lega e’ il momento di consolidarsi con proposte e strutture adeguate. Per Fi e’ l’ora di capire se proseguire nel suicidio politico in cambio di un punto percentuale in più in Borsa per le società di Berlu. Per Fdi si tratta di decidere cosa fare, se essere un partito nazionale o solo romano. E per Tsipras si tratta di convincere Civati ad abbandonare il Pd del burattino e a tentare l’avventura. Ma senza penalizzare sempre gli italiani più poveri per pensare solo al sostegno politicamente corretto a Rom e clandestini

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 353 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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