Il Congresso mondiale delle famiglie e l'(a)normalità di certe idee

Foto di Giuseppe Papalia

Il meeting scaligero è appena terminato, ma le polemiche su quest’ultimo, dopo il blocco e la paralisi totale della città veronese nella giornata di ieri (in cui a presenziare c’era niente di meno che il vicepremier Matteo Salvini), non sembrano essere ancora terminate.

Dopotutto era più che prevedibile, anche se un concetto occorre ribadirlo: manifestare le proprie idee è sacrosanto, ma dovrebbe esserlo per tutti. E pensare che ad un Congresso sulla famiglia tradizionale per parlare di quest’ultima serva un cordone di polizia in tenuta antisommossa, beh, fa un po’ specie.

Perché tralasciando ogni sorta di pregiudizio che si può avere in merito a quest’evento, non sempre ciò che è stato detto su questo Congresso è corrisposto al vero. E, inutile negarlo, in questi tre giorni di dibattito sul concetto di famiglia – con tutte le tematiche ad essa associate; a partire dal problema della denatalità, fino a quello inerente alla tutela delle giovani madri lavoratrici, spesso discriminate sul posto di lavoro, per arrivare alla discussione sulle politiche volte a tutela della famiglia e dei minori – se ne sono viste e lette di tutti i colori.

Giustissimo, per carità, poter dire la propria e pensarla diversamente – a ribadirlo è stato lo stesso Salvini nella giornata di ieri con un intervento che, strano ma vero, ha raccolto anche l’approvazione e l’applauso di qualche giornalista in sala stampa – differente è dissociarsi e manifestare per partito preso prim’ancora di aver avuto modo di poter ragionare con la propria testa.

Più facile infatti soffermarsi a parlare di feto-gadget ufficiale del Congresso, (dopo che anche Di Maio, con un post su Facebook nella giornata di ieri ha contribuito a rilanciare questa news) salvo poi tralasciare il fatto che a questo congresso non vi fosse nessun gadget e quello era una rimanenza di una campagna di sensibilizzazione (forse un po’ troppo estrema) di una associazione Pro-Vita che ne distribuiva i rimasugli nel proprio stand. Oppure focalizzarsi sulle dichiarazioni di qualche scellerato in merito agli omosessuali, ritenuti come “malati che se non si fossero convertiti sarebbero finiti all’inferno”. Siamo seri: nessuno, tra gli organizzatori all’interno di questo Congresso, ha mai parlato di qualcosa di simile. Le affermazioni, smentite in seduta stante dagli organizzatori dopo esserne venuti a conoscenza, erano circoscritte ad un pensiero isolato. Di un relatore immediatamente estromesso dal dibattito. Dibattito che non contemplava quei temi.

Così come non contemplava l’abolizione della legge 194; forse una delle più grandi conquiste, a livello di diritti civili acquisiti della nostra Repubblica. Seppure dal palco un certo Massimo Gandolfini, leader del Family, aveva affermato come «in Italia, dal 1978 a oggi, sono stati uccisi sei milioni di bambini». A riportare la calma però ci ha pensato lo stesso Matteo Salvini, che sul caso ha rimesso le cose in chiaro: «la legge sull’aborto non si tocca, sui diritti nessun passo indietro. Si ragiona su come aiutare le famiglie italiane: mamme e papà, coi bimbi e coi nonni, e uscire da una situazione di povertà che a volte, dopo la nascita di un figlio, ti entra in casa». A farlo, prima di lui, era stato il governatore della regione Veneto Luca Zaia, che tra le altre cose aveva ricordato come l’omofobia fosse la vera malattia e non l’omosessualità.

Ma lo scontro permane e, dopo la spaccatura tra la maggioranza di Governo con Conte costretto a richiamare tutti sull’attenti, (partendo proprio dal discorso sulle adozioni rilanciato ieri da Matteo Salvini), fa strano oggi vedere come la stessa contrapposizione, abbastanza evidente, tra l’opinione pubblica, non smetta di produrre polemiche: da un lato tra le migliaia di contestatori capeggiati dalle femministe di “non una di meno” che nella giornata di ieri sono scesi in piazza con slogan che ben poco avevano a che vedere con i temi del congresso, se non forse indirettamente, (“confini aperti come i nostri culi”, “froce sempre, fasciste mai”, “contro la violenza di genere e confini accogliere i migranti, espellere Salvini”, per citarne alcuni) e le migliaia di persone (almeno 10 mila, anche se gli organizzatori sostengono 50mila) che oggi, in chiusura di Congresso, hanno marciato per la famiglia. Una marcia che ha chiuso, almeno per il momento, il “Congresso delle polemiche”, come l’ha ribattezzato qualcuno.

Un Congresso che, nel bene e nel male, per riprendere le parole di Giuseppe Cruciani, noto conduttore dissacratore de La Zanzara su Radio 24, ha comunque il diritto e il dovere di essere difeso.

Perché la libertà di pensiero e parola vale tanto da un lato quanto dall’altro. E tralasciando improbabili derive autoritarie, in un Paese democratico dibattere non è ancora reato.

di Giuseppe Papalia


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Informazioni su Giuseppe Papalia 171 Articoli
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è collaboratore da diversi anni della testata giornalistica Secolo Trentino, dove si occupa di politica e società. Ha svolto un periodo di stage presso il quotidiano "L'Arena" di Verona all'interno della redazione sport e cultura e collaborato con alcune testate locali. E' laureato in comunicazione con una tesi in sociologia della comunicazione, dal titolo: "la comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". E' Dottore magistrale in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche e gestione dell'immagine e ha svolto una tesi in storia delle dottrine politiche con il politologo e professore Leonida Tedoldi, dal titolo: “comunicazione, politica e società nell’attività intellettuale di Pier Paolo Pasolini”. Dal 19 agosto al 19 novembre sarà impegnato in uno stage al Parlamento Europeo a Bruxelles come corrispondente giornalistico dalla capitale europea, dove si occuperà di produzione news, lanci d'agenzia, articoli, post Internet su argomenti di attualità e produzione ed editing di materiale audiovisivo come interviste, servizi e video vari. Oltre alla copertura di conferenze ed eventi vari organizzati dalle istituzioni europee.