Negli Anni 70 il problema era che il personale era diventato politico. Oggi il problema è rappresentato dal personale politico, dalla sua inadeguatezza da destra a sinistra, dal centro alla periferia. Non è certo una novità: il livello della classe dirigente in questo Paese è crollato, e non solo in politica. Basti pensare a Montezemolo, solo per far un nome. Ma i risultati delle amministrative hanno favorito le analisi e scatenato tutti gli aspiranti leader. Sicuri di far meglio – o almeno non peggio – degli attuali responsabili delle sconfitte. Emiliano, nel Pd, ipotizza la creazione di una lista civica nazionale che possa intercettare i voti dei cittadini disgustati dal partito del bugiardissimo. Ma Emiliano prosegue sostenendo che la lista civica dovrebbe essere alleata del Pd e allora non si capisce perché qualcuno dovrebbe votare i civici per ritrovarsi a sostenere Orfini, Fiano e il bugiardissimo insieme alla Boschi. Persino gli alfaniani mordono il freno.

 

Si sono accorti, con un anno di ritardo ma è già un miracolo, che con la legge elettorale approvata anche da loro, il partito di Alfano non ha futuro. Può cambiar nome finché vuole, ma i voti indispensabili per una presenza in Parlamento non ci sono comunque. Così qualcuno pensa già al ritorno in Forza Italia. Per rifare un partitino moderato che, inevitabilmente, avrà bisogno di una nuova dirigenza. Berlu ha un’età avanzata, il cerchio tragico e’ fallimentare, potenziali leader molto forti non se ne vedono. Dunque tutti possono sognare il bastone da maresciallo (visti i livelli culturali di molti esponenti bisognerà chiarire il concetto). Ma il partitino potrebbe crescere con l’apporto delle tante liste civiche di centrodestra comparse sulla scena in queste elezioni. Creando una sorta di movimento federato, con il proprio leaderino territoriale. E a destra? Il disastro. Da un lato Fdi che continua nella convinzione che Roma non sia solo caput mundi, ma che sia il mondo intero. Nulla oltre il raccordo anulare. Ed i risultati di Torino e Milano lo dimostrano. Le eccezioni, in Friuli e Venezia Giulia, sono appunto eccezioni legate a casi particolari e candidati particolari. Manca totalmente un progetto extra romano. Quanto alla Lega, il dramma del personale politico e’ sempre più evidente. E si paga in termini di consenso. Ottimi risultati per la candidata di Bologna, disastrosi a Torino, per nulla positivi a Milano. Ovvio che ad approfittare della situazione siano i 5 stelle. Seppur tra litigi, espulsioni, polemiche, riescono a presentare candidati che, laddove appaiono credibili, incassano voti e consensi. Persino quando la squadra di sostegno appare debole.