Il PD lascerà l’Italia che non lo sopporta più?

Da 17 comuni amministrati a 5: la campagna di odio scatenata dal Pd contro l’inesistente pericolo fascista-razzista-xenofobo non ha prodotto grandi risultati. E se ai capoluoghi di provincia si aggiungono anche le altre città chiamate al ballottaggio, il disastro diventa ancora più evidente. Strano, la minaccia di Amendola di lasciare un’Italia che chiude i porti ha portato solo alla colletta per pagare all’attore un biglietto di sola andata per una qualsiasi meta purché lontana. Così come la disponibilità del Pd di Aosta ad aprire i porti (non è chiaro su quale torrente alpino) ha favorito la totale scomparsa del Pd dal consiglio regionale della Vallée.

La discesa in campo dei professionisti dell’antifascismo – appoggiati dagli antinapoleonici, dagli antiscipionici e dagli antispartani – è riuscita a rivitalizzare anche i pentastellati che strappano al Pd una roccaforte storica come Imola. Chissà se i sindaci toscani dell’ex feudo rosso lasceranno l’Italia per chiedere asilo al Toy Boy dell’Eliseo o al compagno Sanchez in Spagna. Ma, soprattutto, occorrerà capire se la sinistra avrà il coraggio di fare autocritica o se preferirà proseguire nella sua guerra contro gli italiani per garantire uno stipendio ai professionisti delle Ong. Difficile, in realtà, pensare ad una vera autocritica.

Perché significherebbe mandare a casa la disastrosa classe dirigente del partito, significherebbe prendere atto che il feudo toscano, dove imperversavano il bugiardissimo e Maria Elena Etruria, non ne può più dei loro atteggiamenti. Ma si è ribellata anche la Romagna e persino la politicamente corretta Ivrea che, per la prima volta dopo la nascita della repubblica, sarà guidata dal centro destra. Ora, però, cominciano i problemi proprio per l’alleanza tra Lega, Forza botulino e Fratelli d’Italia. Perché dovranno dimostrare di saper governare e amministrare. Non è che in passato, con le immancabili eccezioni, abbiano dimostrato grandi capacità e qualità. La controprova è attesa subito.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".