In questa campagna pro apologia di reato, Presidente Boldrini e Presidente Serracchiani, abbiate la compiacenza di spiegare quale definizione intendete attribuire al 1° Maggio triestino. Una vergogna? Uno sconcio? Una presa di posizione strafottente e contro lo Stato Italiano? Spero spiegherete bene, almeno voi, paladine riconosciute della verità assoluta, giacché nessun telegiornale s’è guardato dal lanciare la notizia. Che è imbarazzante, converrete su questo. Vedere le bandiere titine sventolare bellamente per la città di Trieste, insieme a quelle della CGIL, è un’offesa nei confronti della città e dello stato italiano tutto. O almeno di quel che rimane. Non le avete viste, presidentesse, o preferite glissare? E’ intollerabile continuare a sopportare che i nostalgici di quel criminale di guerra, che fu il compagno Tito, continuino a provocare ricordando la loro presa della città di Trieste. Era il primo maggio del 1945, la storia ricorda che governarono ben 45 giorni per la soddisfazione del partito comunista italiano con Togliatti in testa. E fu terrore assoluto. E furono altre foibe. E fu Magazzino 18, quello volutamente cancellato dalla memoria. Indigesto fino alla negazione, come le Foibe, bollando il tutto come revisionismo di stampo fascista. Ed io m’indigno non potendo fare a meno di pensare agli sventurati, madri-mogli-figli, che alla vista di quelle sciagurate bandiere hanno riprovato il dolore per la perdita di un figlio, di un marito, di un genitore. Non saprò mai se oggi avete provato un momento di vergogna, presidentesse, non fosse anche un semplice imbarazzo, un rossore, sarebbe stato sufficiente. Ma dal vostro silenzio, care presidentesse, si evince che se avete provato una stizza lo è stata per l’olivetta mancante nel flute di champagne.  Insieme al niet per la diffusione della notizia.  Nel frattempo io, di tutto questo, mi vergogno. Ma soprattutto, presidentesse, mi vergogno per voi e di voi.

Resta da dire che proprio l’altro ieri, tutte le tv nazionali, hanno sbattuto i mostri in prima pagina: quattro imbecilli spezzini di vent’anni che giocavano a fare i coglioni nazisti. Hanno fatto benissimo ad arrestarli e personalmente li condanno senza appello perché chi la pensa come me, i banditi, non li difende.

Noi no. E voi?

Marco Vannucci