Il vento del sud soffia contro l’autonomia

L’autonomia è stata uno dei principali temi che hanno favorito l’ascesa della Lega a primo partito del centro-destra.  
Era il 22 ottobre del 2017: 400 mila veronesi andarono a votare; il 98,3% votò a favore!
Chi è favorevole alla piena applicazione dell’art. 116 della Costituzione Italiana non vota solamente Lega. Lo dicono i numeri: alle elezioni del 2018 la Lega prese quasi 210mila voti. E gli altri 200mila?  
Buona parte proviene certamente da un elettorato non leghista ma di centrodestra. Tra questi, elettori di Fratelli d’Italia. Anche se il partito a livello romano si è schierato contro e ogni tanto non perde occasione per tacere sull’argomento. Almeno per evitare l’imbarazzo di chi lavora per far crescere i consensi sul territorio.   
L’Officina, per esempio, ha sostenuto la campagna referendaria costituendo un Comitato per l’Autonomia, tuttora attivo, e ha dato un contributo importante al dibattito sull’autonomia.  
Le indicazioni dei veneti hanno trovato adeguata rappresentanza nel governo per la quota parte leghista, esprimendo addirittura un ministro come Erika Stefani (senza dimenticare la presenza dell’on. Fontana). Ma dopo oltre un anno siamo ancora punto a capo: i veneti iniziano a sentirsi traditi.
Fanno bene i presidenti Zaia e Fontana a dirsi stufi e a battere i pugni sul tavolo. Soprattutto Zaia che sa di avere le elezioni regionali alle porte. Non a caso ha dichiarato che:  
«Non fare l’autonomia vuol dire non dare più senso a questo governo» . E’ quello che pensano molti elettori.
Il problema di questo governo è che è ostaggio di un forte vento proveniente da sud. I primi a soffiare sono i pentastellati che sono i principali sindacalisti dell’assistenzialismo. Ma ci sono anche esponenti di altri partiti a soffiare contro l’autonomia.  
Chi non la vuole è perché sa cosa comporterebbe dover adeguare certe regioni ai livelli di spesa di Veneto e Lombardia, sa cosa significherebbe dover assumersi responsabilità sull’enorme debito prodotto con i servizi sanitari scadenti di certe regioni. Temono la concorrenza degli insegnanti del nord in materia scolastica, sono spaventati dall’idea dei costi standard. Hanno il terrore di cambiare approccio culturale e passare da una cultura assistenzialistica ad una sussidiaria, in cui la solidarietà e l’unità nazionale non viene meno, ma nemmeno viene più giustificato la spreco di soldi pubblici nei tanti rivoli del “magna-magna”.  
In Veneto, tanto per dire, il reddito di cittadinanza non ha trovato grande ospitalità tanto che è la regione con meno richieste, ma anche perché 2 su 3 disoccupati trova lavoro entro 12 mesi. Questione di mentalità, non solo di opportunità
Deve tornare a farsi sentire forte il vento del nord. In particolare sui partiti che parlano di difesa del popolo, di sovranità, di lotta contro i poteri forti. E’ anche il miglior modo per non alimentare le spinte secessioniste. Le prossime elezioni regionali sono alle porte, meglio mettersi al riparo da brutte sorprese.

Diego Marchiori