ISOTTA: CRIMINALITÀ COME AMMORTIZZATORE SOCIALE

Il musicologo Paolo Isotta, nel suo ultimo libro “La virtù dell’elefante” (finalista all’Acqui Storia), oltre a discettare brillantemente sulla storia della musica e dei protagonisti di ieri e di oggi, avanza un dubbio: non è che in Italia si sia deciso di considerare la criminalità come un ammortizzatore sociale? Un dubbio legittimo, quasi una domanda retorica. Perché, di fronte alle proteste contro i falsi invalidi, contro gli operai forestali di regioni con poche foreste, di fronte alle indecenze crocettiane e dei suoi sodali, i governi hanno preferito puntare sulla criminalità che, per sminuirne l’impatto emotivo, viene definita microcriminalità. Utilizzata come forma di redistribuzione del reddito. Togliendo ai più deboli, a partire dai pensionati, il poco che hanno per regalarlo a nullafacenti liberi di delinquere. Anzi, di micro delinquere. Così gli zingari sono liberi di rubare negli appartamenti delle zone periferiche delle città, laddove non vivono i signori del potere locale, ma i proletari, i sottoproletari, gli anziani indifesi. E gli invasori, insieme agli italiani, sono liberi di spacciar droga in ogni zona. Per evitare di mandarli in galera questo ignobile governo ha pure deciso che, per così poco, non val la pena di affaticarsi con carcerazioni che penalizzerebbero il lavoro di questi onesti spacciatori. Le mafie ringraziano ma, d’altronde, anche le mafie devono provvedere ai loro affiliati. Anche la mafia e’ un ammortizzatore sociale in questa Italia. Ed allora lo scippo diventa la normalità, neanche lo si denuncia più. Così le statistiche sui reati migliorano. E si comprende anche come faccia a sopravvivere l’esercito dei giovani che non studiano e non lavorano. La maggior parte grazie ai soldi di mamma, papa’ e nonni, la minoranza con i guadagni da micro delinquenza. Un Paese così non ha futuro. Si fanno partire i cervelli e si lascia campo ai piccoli delinquenti. Purché non vadano a dar fastidio nei quartieri dove vivono i signori del potere. Allora la micro delinquenza si trasforma in allarme sociale. Allora piovono le proteste ed i media di servizio insorgono. Gli ammortizzatori sociali diventano assistenzialismo, si invocano pene severe. Ma gli organizzatori della micro delinquenza lo sanno. Così gli zingari non rubano mai nelle case di sindaci e prefetti, gli scippatori cercano le prede sugli autobus dove gli uomini di potere non salgono, gli spacciatori non si ritrovano davanti alle ville del potere. E si può proseguire con crimini che sono piccoli solo per chi non ne è vittima.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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