La fine dei cattolici italiani, in attesa del trasloco del Vaticano

C’erano una volta i cattolici. Ma la fiaba finisce qui. Non c’è il lieto fine, non vissero tutti felici e contenti. Perché i cattolici sono scomparsi. Dalla politica e pure dalle chiese. Ormai le messe diventano sempre meno numerose perché la carenza di preti si aggrava sempre di più. Ma  nonostante  la riduzione delle funzioni religiose, aumentano i vuoti sui banchi. E le attività religiose al di fuori delle chiese sono sempre meno affollate. Quanto alla politica, si è passati dai trionfi della Dc alla totale insignificanza dei micro partiti attuali. I contenitori destinati ai cattolici in politica non hanno il benché minimo successo, il peso politico di chi ha scelto di venir fagocitato in Forza Italia o nel Pd e’ nullo. Che ci si occupi della famiglia o dell’educazione religiosa, del crocefisso nei luoghi pubblici o della tutela internazionale dei cristiani, la posizione dei politici cattolici e’ del tutto ignorata quando non palesemente sbeffeggiata. Forse è un bene, considerando i danni prodotti in passato da una politica che prendeva ordini dal Vaticano anche a danno dell’Italia. L’inizio della fine del fascismo risale al ’29 ed ai Patti Lateranensi. Un accordo che ha cancellato lo spirito rivoluzionario e le posizioni più intransigenti e più fasciste. Sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire. Dai Promessi Sposi ad oggi non è cambiato nulla. In politica e nella società civile che guarda alla chiesa come faro. Piazza San Pietro si era tornata a riempire con il Papa polacco, perché offriva l’immagine di un pontefice che non si limitasse a sopire e troncare. Ma anche Benedetto XVI aveva un seguito notevole, nonostante il suo atteggiamento che pareva distaccato. Francesco, dopo il raduno oceanico per la proclamazione, ha visto scemare le folle adoranti e plaudenti. Le ritrova nei tour per il mondo, le ha perse in Italia. E non basta l’osannante giornalismo di servizio per far riempire i seminari, per indurre le vocazioni. I grandi troncatori e sopitori hanno creato un popolo italiano privo di slanci, privo di idee e di ideali. Hanno creato un popolo che si indebolisce e si impoverisce, incapace di reagire e di protestare. Pecore neppure matte, ma sicuramente non uomini e donne. Pecore che, però, preferiscono brucare dove capita e cosa capita, ignorando i propri pastori. Al Vaticano potrebbe restare l’opzione di un bel trasloco. Vendendo gli ingressi a San Pietro come a qualunque altro museo. E trasferendo la sede della cristianità in qualche Paese che il Papa ha mostrato di amare di più.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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