La sfida odierna? Capire dove finisce la Repubblica Parlamentare e inizia quella Presidenziale

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All’indomani della bocciatura di Sergio Mattarella a Paolo Savona a ministro dell’economia e del fallimento del tentativo di formare un governo giallo-verde, i mercati reagiscono positivamente e “festeggiano” con un rialzo in tutta l’eurozona.

La crescita, in contrapposizione all’andamento generale registrato in quest’ultimi giorni, parte da Piazza Affari: locomotiva trainante di un Paese che si sveglia frastornato e diviso più che mai, tra chi vedeva già realizzato il Governo del cambiamento e chi invece tifava affinché quest’ultimo nemmeno partisse.

Un vero e proprio “colpo di Stato finanziario” per alcuni. Per altri semplicemente una decisione, quelle intrapresa dal Presidente della Repubblica, volta alla tutela del popolo italiano. 

Ora, visioni politiche a parte e nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente, occorre però considerare entrambe le visioni e porre una riflessione generale su ciò che in queste ultime ore si è consumato.

Facendo rigorosamente affidamento non a questioni dottrinali (espresse da padri costituenti) ma alla carta, appare comunque importante capire i fattori che stanno portando, come previsto, una larga parte dell’opinione pubblica alla rottura con le istituzioni e con il Colle.

Dato per vero il fatto che Mattarella volesse proteggerci e (finanziariamente) preservarci, “prevaricando” – come solo lui può, nel pieno rispetto del suo ruolo e delle sue funzioni – la volontà popolare espressa dalle maggioranze in favore di pressioni esterne (l’asse franco tedesco in primis e l’andamento dei mercati) occorre considerare che con questa mossa, più che da garante “super partes”, per gran parte del popolo italiano quest’ultimo ha agito da intermediario tra chi si opponeva a determinate visioni (in nome di un cambiamento) e chi invece questo cambiamento non lo voleva affatto (e guarda caso, nel nostro Paese, coloro che oggi lo difendono sono gli stessi che hanno perso le elezioni).

Non è solo un fattore di populismo. È questione principalmente di rispetto. Nei confronti degli elettori prima che delle borse. E qui di uscita dall’euro non si era mai parlato: Savona in primis, che in questi ultimi giorni aveva dato la sua disponibilità a moderare le sue posizioni nel nome del Governo del cambiamento. Una scelta che a quanto pare non è bastata. 

Capire ora, nei limiti del possibile, dove inizia la Repubblica Parlamentare e quella Presidenziale è la vera sfida odierna per giuristi, costituzionalisti, politici, giornalisti e semplici cittadini. Una sfida già iniziata tuttavia sui social a colpi di tweet e post tra chi si pone a difesa di Mattarella e chi invece ne chiede le dimissioni.

Un caso unico nel suo genere in questa contrapposizione dell’opinione pubblica, che per chi studia comunicazione, ma anche sociologia di massa, crea un precedente emblematico di come le logiche, anche all’interno dei dibattiti istituzionali, stiano cambiando e plasmando il nostro modo di vedere e intendere l’ambiente a noi circostante e la nostra considerazione a riguardo. Perchè mentre c’è chi gioca sul vento dello rialzo allo spread e della salvaguardia della nostra economia, c’è chi si chiede che fine abbia fatto quella tanto decantata sovranità che appartiene al popolo. 

Ecco perché quasi sicuramente le prossime elezioni si giocheranno sui due fronti contrapposti “Mattarella Sì”, “Mattarella No”. Una nuova dicotomia post-ideologica che scardina il vecchio concetto classico di sinistra e destra e vede da una parte i difensori filo-europeisti, dall’altra i sovranisti: quest’ultimi, c’è già chi è pronto a scommetterci, in attesa di un riscatto.

di Giuseppe Papalia