Il 25 aprile celebrato dagli antifascisti non è la festa di una vittoria, di una riscossa, di una liberazione: è la festa della sconfitta totale dell’Italia, della debolezza, del tradimento, dell’opportunismo, di chi ha contribuito ad affrancare gli Italiani dal nazifascismo per consegnarli alla dittatura atlantica degli Usa e dell’Occidente da loro plasmato.

Liberazione? Quale liberazione, scusate? Quale resistenza? Di che stiamo parlando? Si può forse parlare, senza ridere, di resistenza e liberazione alla luce di cosa sia oggi la Repubblica Italiana? Vale a dire la colonia tricolore degli Stati Uniti d’America che si lascia bellamente mettere i piedi in testa dagli stranieri (sia ricchi che poveri)? Avete davvero voglia di scherzare pesantemente se vi lasciate convincere dalla patetica retorica antifascista, di gente che vive di fantasmi di 70/80 anni fa per evitare di guardare in faccia alle tremende miserie di una sinistra europea totalmente fallimentare e inutile. A proposito, vogliamo parlare della dichiarazione di guerra al Giappone, all’ex alleato ormai in ginocchio, fatta per accattivarsi le simpatie del nuovo padrone alleato?

Il mito resistenziale ha ben poca consistenza, i partigiani (poche centinaia divenute decine di migliaia il 25 di aprile) non hanno liberato alcunché e il loro modus operandi di eroico non aveva nulla. E per giunta, spesso e volentieri, costoro erano dei voltagabbana divenuti antifascisti per mera convenienza (visto che oggi si parla di Napolitano).

Il degno simbolo di questa giornata, densa di insopportabile patetismo e di concioni stucchevoli e lacrimose, è tutto nell’orripilante squallore di Piazzale Loreto, dove vennero appesi come salami e vilipesi coloro che fino a poco tempo prima venivano osannati; se qualcuno andava messo a testa in giù, quel qualcuno erano i codardi di Casa Savoia, i veri artefici del disastro bellico italiano.

E oggi gli eredi di quelli che inscenarono il macello milanese bisticciano su chi debba o non debba scendere in piazza per rendere omaggio ai vincitori, per quanto questo carnevale venga mascherato dal tronfio antifascismo dell’era di Twitter, fintamente anti-americano. Festeggiare il 25 aprile, cari amici, è come mettersi lo scroto in una morsa.