La vera rivoluzione è essere conservatori

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Conservatori o rivoluzionari, un contrasto che caratterizza la nostra società da oltre due secoli. Sull’argomento si sono scontrati giovani con adulti e giovani tra di loro. Ma questa differenza esiste ancora oggi? Vi è ancora il binomio sinistra e rivoluzione? “Il conservatorismo consiste nell’impedire alle cose di accadere finché non siano prive di pericoli”: lo diceva il terzo Marchese di Salisbury, grande primo ministro conservatore della Regina Vittoria all’apogeo dell’Impero. Discendeva da Robert Cecil, Lord Burleigh – eminenza grigia e segretario di stato della regina Elisabetta I – il cui nipote, a sua volta segretario di stato, avrebbe in seguito gestito la successione fra Elisabetta Tudor e James Stuart nel 1603.

In Europa l’associazione Destra a conservatorismo è nata all’indomani della Rivoluzione francese, quando in occasione della discussione di un articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che riguarda la libertà religiosa, “coloro i quali tenevano alla religione e al re si erano messi alla destra del presidente, per sfuggire alle urla, ai discorsi e alle indecenze che avevano luogo nella parte opposta”, dove stava la componente più rivoluzionaria. La denominazione si consolidò durante l’Assemblea legislativa e la Convenzione Nazionale. Con la Restaurazione la distinzione si conferma come una caratteristica costante del sistema parlamentare, destinata a durare. Dalla Francia si estese rapidamente a tutta l’Europa. Nel periodo della Restaurazione, la destra era occupata dai monarchici e dai cattolici.

Tale distinzione ha tenuto campo sino a oggi, sino a un periodo storico in tutte le concezioni classiche di Destra e Sinistra, così come formulate in Gran Bretagna e durante la Rivoluzione francese, sono venute a mancare. Il populismo difficilmente si può ancora considerare come conservatorismo, stessa cosa anche l’integralismo cattolico.

Il telefilm “The Young Pope” è un esempio di come cresca negli ambienti intellettuali il concetto di rivoluzione Conservatrice. Pio XIII si rivolge al mondo cattolico, affermando che la rivoluzione deve essere in chiave cattolica, aristocratica e anti-liberale; ma la sua applicazione in altri contesti non è lungi dall’essere utopia. Marcello Veneziani nel 2009 scriveva che: Una società equilibrata ama conservare e pratica l’innovazione; da noi accade il contrario, si ama e si declama l’innovazione e si pratica poi la conservazione; e non di princìpi ed esperienze vitali, ma l’immobilismo, la stagnazione, il conformismo, la ripetizione”.

Basta guardare al mondo giovanile. I millennials, ovvero le giovani generazioni, vengono presentati come i rivoluzionari del nuovo millennio. Eppure mai generazione è più conservatrice della loro. E’ una generazione segnata da un approccio educativo tecnologico e neo-liberale, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta, e si tratta di una generazione che accetta tutto ciò che è privo di pericoli come i vari temi che compongono il pensiero unico. Sono socialisti e al contempo i primi rinnegatori del socialismo, per l’emancipazione dei popoli, ma contro le differenze tra popoli.

Il cortiletto costruito dalla sinistra postmoderna è in realtà l’unico, vero, pericolosissimo e spesso antidemocratico muro del ventunesimo secolo, il contenitore mentale che permette ai millennials di ritenersi alternativi anche se rappresentano tutto ciò che è vecchio. 

Nei fatti non propongono nulla di nuovo. Quanto da loro fatto nella loro vita non è altro che cercare di far si che venga fatto tutto ciò che non sia privo di pericoli e senza che le cose possano accadere.

Basti pensare agli ultimi attentati terroristici. Grandi celebrazioni non per la pace dei popoli, ma per la tranquillità dei millennials che sono lungi dal voler affrontare le questioni sociali e geopolitiche che stanno alla base degli attentati di Parigi, Manchester, Londra o Bruxelles. Poco importa se il Medio Oriente è sconvolto dai conflitti, ciò che conta è ascoltare tranquillamente la musica o prendersi senza tanti problemi un aperitivo.

E’ il trionfo del conservatorismo progressista, un’ideologia che sfugge alla logica che vede semplicemente contrapposti i conservatori ai progressisti. In questa logica è necessaria una radicale rivisitazione dei concetti che sono stati alla base di questi ultimi anni, cercando di capire cosa sia davvero rivoluzionario.

Michele Soliani