L’illusione delle normative sulla Privacy

Ero a Custoza e un mio amico era preoccupato per dover fare dei lavori all’aperto il giorno dopo. Gli dico che avrei guardato le previsioni del tempo sul cellulare. Apro il programma e leggo “Custoza……” Chi aveva detto che ero in quella località, tra l’altro frazione di Sommacampagna? Evidentemente ero stato seguito da un localizzatore.
Tempo fa comperai da Amazon un oggetto e quando mi scrissero che avrebbero consegnato la merce mi indicarono un ufficio postale che era sì più vicino alla mia abitazione, ma non vicino all’indirizzo che avevo dato, ma addirittura in un altro paese. Come avevano fatto a sapere che abitavo lì? Amazon deve aver controllato il tempo in cui il mio cellulare restava nel punto corrispondente alla mia abitazione.
Altro acquisto da un’altra società: dopo neanche un’ora mi sono trovato sul cellulare le offerte di un’altra ventina di articoli analoghi. Idem quando ho comperato dei libri.
E la “privacy”? E’ un’illusione, per farci sentire sicuri e inosservati. In realtà ognuno è costantemente osservato, seguito e studiato. Nei paesi High Tech i cittadini vengono continuamente seguiti, tracciati e inseriti in database. I governi, aiutati da aziende private, sono in grado di raccogliere una montagna di informazioni sul cittadino. Il caso Cambridge Analytica ha fatto emergere un fenomeno molto più grave della raccolta dati a fini politici, pacificamente ammessa. Con i dati in possesso delle società di analisi si può risalire a gusti, caratteristiche, tendenze degli utenti della Rete ed anche ai dati che si vorrebbero tenere riservati (tendenze sessuali, frequentazioni, abitudini, malattie eccetera).
In USA e in Gran Bretagna sono in funzione banche dati segrete del DNA, alimentate da prelievi effettuati dai piedi dei neonati. Di comune impiego è la “sorveglianza pubblica sonora” che registra anche parole sussurrate e le confronta con “campioni” nelle banche dati. Un sistema di identificazione biometrica è il riconoscimento dell’iride, usato da reti aziendali e governative, assieme alle antiche impronte digitali e al riconoscimento della voce. Altra tecnica è il riconoscimento facciale realizzato con immagini riprese da Facebook e dalle telecamere del traffico stradale. È da ricordare che i nostri cellulari restano connessi e trasmettono dati anche quando il cellulare è spento e quindi sono sempre rintracciabili ed individuabili, specie oggi che non si possono più togliere le batterie.
Il fasullo diritto alla “privacy” è l’ennesima presa in giro di un sistema che fa finta di tutelare i cittadini. Si parla della protezione della privacy e poi si pensa a dei chip sotto pelle da applicare alle persone, come quelli dei cani. A tutti sono noti gli adempimenti richiesti con le dichiarazioni idiote da firmare (ce lo chiede l’Europa) e le bestiali sanzioni per chi omette qualche adempimento cretino. Il sistema usa tali inutili strumenti per giustificare l’esistenza di una legione di burosauri nullafacenti strapagati coi soldi del contribuente e per diminuire i diritti del cittadino.