I morti per l’amianto? Tutti suicidi

I morti per amianto? Tutti suicidi. È la conseguenza delle ormai abituali sentenze della sedicente giustizia italiana. Qualcuno credeva davvero che Carlo De Benedetti sarebbe finito in galera per i morti da amianto all’Olivetti? O che, almeno, avrebbe dovuto pagare per le vittime? Macché. I magistrati non sono come qualche arbitro. Non sono insensibili, sanno benissimo chi hanno di fronte, non hanno un bidone della spazzatura al posto del cuore. I morti sul lavoro, o in conseguenza del lavoro, rappresentano solo trascurabili effetti collaterali.

Ciò che conta davvero è il profitto, dunque i lavoratori possono anche crepare senza neppure sperare di avere giustizia. I lavoratori si possono sostituire, ci sono tanti disoccupati con cui rimpiazzarli. Gli azionisti, invece, vanno tutelati. E poi gli azionisti hanno soldi a sufficienza per curarsi in strutture private, i lavoratori sono un costo a carico della sanità pubblica. Dunque se muoiono rapidamente è un sollievo per le casse pubbliche. Se poi arriva una meravigliosa sentenza che stabilisce la mancanza di un nesso tra amianto e decesso, a festeggiare sono in tanti per gli enormi risparmi che ne derivano. Nessuno, in realtà, si era illuso su una conclusione diversa di questo come di altri processi. Bisognerebbe aver fiducia in questa giustizia, ma occorrerebbe essere ciechi e sordi.

Ma ciò che davvero indigna è che poi lorsignori si permettono anche di discettare sulla sicurezza dei posti di lavoro, possono andare in tv a fingere dolore per le morti bianche. Chiacchiere come se piovesse. Poi, però, nei processi prevale la sensibilità dei magistrati. A senso unico, come nel calcio.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 379 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".