Nardella: simbolo della guerra alla cultura

A Firenze,  con la benedizione del pessimo sindaco Nardella, si cambia il finale della Carmen perché ritenuto non politicamente corretto. Ma è solo l’ultimo degli interventi compiuti dal becerume politicamente corretto nei confronti dei capolavori del passato. Shakespeare è stato massacrato per il suo mercante di Venezia, in attesa che l’Otello venga modificato per non offendere i migranti o che Giulietta e Romeo vengano vietati perché rappresentano una istigazione al suicidio. Dante è da tempo un nemico da gettare nella pattumiera della storia ma, piano piano, tutta la cultura europea dovrà essere cancellata.

Di fronte alla stupida arroganza di Nardella viene persino naturale rivalutare il ministro Fedeli che, dal basso della sua ignoranza, si limita a massacrare la lingua italiana non per cattiveria ma per la sua mancanza culturale. Gli altri, invece, intervengono scientemente ed è molto più grave oltre che inaccettabile ed ingiustificabile. D’altronde bisogna anche capirli. Di fronte, i Nardella di turno, hanno capolavori assoluti, hanno i giganti della cultura. Ma cosa possono contrapporre a Bizet? Jovanotti e Fedez? E contro Dante e Shakespeare chi schierano? Fabio Volo e Saviano? Una sfida persa in partenza. Da un lato Bernini, Donatello, Giotto. Dall’altro Renzo Piano, Fuffas, la schifezza che proprio Nardella ha piazzato a Firenze definendola scultura. Non è un problema di cattivo gusto o di mancanza di cultura.

È la scelta precisa di distruggere ogni retaggio, ogni ricordo delle proprie radici per imporre un modello omogeneo a livello mondiale, un modello di consumatore unico ed indifferenziato. Non si elimina Dante dalle scuole per sostituirlo con il Corano, ma solo per evitare ogni riferimento al proprio passato di grandezza universale. E si irride a Macron perché, da buon francese benché politicamente abbastanza corretto, insiste a definire con termini e sigle francesi oggetti ed organismi internazionali. Che si tratti dell’ordinateur o dell’Otan al posto della NATO. Lingua unica, sottocultura unica, consumi unici. Altro che il bugiardissimo, Nardella è il vero simbolo della guerra contro l’Europa, contro l’Italia, contro Firenze e contro ogni autonomia culturale.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".