Ocse boccia la scuola di Fedeli

Le anime belle cascano dalle nuvole di fronte al rapporto dell’Ocse sui livelli scolastici e sulle competenze degli italiani. E scoprono ciò che tutti sapevano benissimo. I laureati italiani sono troppi pochi e, se hanno trovato un lavoro, l’occupazione non ha nulla a che fare con gli studi e le competenze. In pratica l’Ocse condanna la miopia delle aziende italiane, ma i media italiani glissano su questo aspetto, troppo scomodo. Così nelle analisi cercano di slalomare tra un’accusa e l’altra. Perché il rapporto dell’Ocse è politicamente scorretto su tutti i fronti. La scuola italiana non prepara adeguatamente gli studenti e le differenze tra Nord e Sud sono abissali.

Se Bolzano ha livelli di apprendimento europei, Napoli è indietro di almeno un anno sui 5 delle superiori. Difficile, per i media di servizio, ammettere che la tolleranza ed il pressappochismo non aiutino i giovani a formarsi e ad avere competenze adeguate. Difficile ammettere che queste competenze sempre esaltate siano bellamente ignorate dalle imprese che preferiscono schiavi non preparati ma poco costosi. Difficile, soprattutto, ammettere che aver messo alla guida del ministero per l’istruzione una persona come Fedeli significa disprezzare la scuola in ogni ordine e grado.

È vero che un ministro deve avere una visione politica perché agli aspetti tecnici devono provvedere i funzionari. Ma per avere una visione occorre almeno una conoscenza di massima del settore. E aver frequentato le scuole poco e male non è il modo migliore per conoscerle. Così si spiegano progetti idioti come quello di ridurre di un anno la durata del ciclo scolastico. O l’idea di promuovere tutti, senza distinzioni. Si può anche abbassare ulteriormente il livello della preparazione universitaria in modo da avere più laureati. Ma le competenze non aumenterebbero con un incremento del numero di lauree regalate. Forse, però, al ministro Fedeli tutto questo non interessa.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".