Pagare Ankara per salvare il turismo in Italia e in Grecia?

Tutti indignati per la richiesta di Ankara che pretende altri 3 miliardi di euro per frenare i flussi di invasori. Può ottenerli davvero? Probabilmente si’, perché buonisti ed anime belle ogni tanto scendono sulla terra e si fanno due conti. Conti semplici semplici, che non richiedono  studi approfonditi – ed immancabilmente errati – degli economisti da talk show. La Turchia vuole quei soldi perché la rottura con Mosca dopo l’abbattimento dell’aereo russo costerà, ad Ankara, quasi 9 miliardi di euro all’anno. Mentre, sul fronte opposto, Grecia, Italia e Croazia devono prepararsi alla stagione estiva. Ed i turisti, se devono condividere la spiaggia con le tende dei migranti, preferiscono andare altrove. D’altronde l’Isis ha più volte dimostrato di puntare sul turismo per distruggere le economie dei Paesi che vuole colpire. Dalla Tunisia all’Egitto. Se il turismo e’ una risorsa strategica per l’economia, diventa anche un obiettivo del terrorismo. Non solo in Africa del Nord. Parigi ha pagato, a Capodanno, un prezzo elevato per gli attentati. Ma non servono gli attentati se già le località turistiche sono occupate da clandestini, profughi, migranti vari. E gli albergatori che hanno lucrato sull’ospitalità, a spese pubbliche, dei migranti si ritroveranno a protestare per la mancanza dei turisti italiani che devono spendere soldi propri. Già gli alberghi nelle località di montagna hanno registrato, in questo inverno, una riduzione degli ospiti italiani. Sostituiti, quando è andata bene, dai turisti in arrivo dall’Europa del Nord o dall’Asia. Nonostante le menzogne del bugiardissimo e dei disertori della vanga trasformati in ministri, la ripresa  per le famiglie italiane e’ rimasta un miraggio. Ed è paradossale che ora l’Europa, che perde miliardi di euro a causa delle sanzioni contro Mosca, sia pronta a pagare miliardi di euro ad Ankara per ridurre le perdite turche a causa dello scontro proprio con Mosca. In pratica paghiamo due volte per scelte demenziali. Scelte demenziali in politica estera e demenzali in politica interna per quanto riguarda l’accoglienza indiscriminata. Scelte che pesano sui bilanci delle famiglie più ancora che sui bilanci dello Stato.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".