IL PAPA SMASCHERA IL BURATTINO: DI DESTRA? DI SINISTRA?

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Lui, il burattino, non è al servizio dei poteri forti. Lui, il burattino, sta facendo una politica di sinistra. Lui, il burattino, è dalla parte di Papa Francesco e contro i vescovoni della Cei. In un’Italia anglizzata, le parole hanno perso buona parte del loro significato.

Però non basta avere l’appoggio zerbinato del solito abatino Fazio e dei politologi di troppi quotidiani per pretendere che tutti credano alle bugie senza sosta del premier. Del premier e delle renzine. Gli sfortunati abitanti del Friuli Venezia Giulia sono guidati da una renzina antemarcia che ha sferrato l’attacco contro la Cei, colpevole di aver fatto notare come le parole del burattino siano raramente seguite da fatti concreti. E quando i fatti ci sono, vanno in direzione contraria rispetto alle dichiarazioni di principio.

Ma noi – ha subito precisato la renzina presidente – siamo in sintonia con Francesco, mica con i vescovoni di bossiana memoria. Passa un giorno e il “compagno Francesco” si mette a tuonare contro le politiche che penalizzano i nonni, che considerano i differentemente giovani come un peso, un esubero da eliminare in nome del profitto. Il discorso del Papa non pare proprio un incoraggiamento al taglio delle pensioni, alla libertà di licenziare – per ragioni economiche – chi è più anziano e costa di più all’azienda. Non pare un incoraggiamento a Franceschini che toglie l’ingresso gratuito ai musei a chi ha più di 65 anni. Non pare un incoraggiamento a Chiamparino e Fassino che tagliano i traporti pubblici tanto per costringere gli anziani, quelli che non guidano più, a starsene a casa. Eppure il burattino, le renzine, Chiamparino e Fassino assicurano di essere impegnati in riforme di sinistra.

Ci vorrebbe di nuovo Gaber per compilare la falsa lista di ciò che è di destra e ciò che è di sinistra. Perché, a dar retta ai compagni 2.0, si potrebbero scoprire alcune curiosità. Penalizzare i vecchi, ad esempio, è un atteggiamento di sinistra. Obbligare i giovani ad emigrare, è di sinistra. Andare a Washington a prendere ordini è di sinistra, ma assomiglia tanto al filoatlantismo becero e servizievole di tanta destra. Tagliare i fondi alla cultura è di sinistra, ma solo se si tagliano a livello locale. Ed assomiglia tanto alla destra tremontiana, quella secondo cui “con la cultura non si mangia”. Volere la libertà di licenziamento, senza aver predisposto alcunché per il reinserimento, è di sinistra, ma è esattamente la stessa cosa che piace a Berlu e pure ad Alfano: uniti si licenzia. Promettere di tagliare le tasse è di sinistra ma anche di destra. Tagliare le tasse è una menzogna per entrambe le parti. Schierarsi contro Putin è sicuramente di sinistra, perché Berlu continua a difenderlo. Peccato che in Forza Italia non lo segua nessuno e che l’ultra destra si sia divisa su questo aspetto.

Volere milioni di immigrati che, a costo bassissimo, facciano concorrenza ai lavoratori italiani, li costringano alla disoccupazione e si prendano pure le case popolari, è di sinistra. Voler trattare i lavoratori italiani come schiavi immigrati, senza tutele, senza diritti e con paghe da fame, è di destra. Ma il problema, in fondo è un altro: chi ha detto che il burattino rappresenti la sinistra e Berlu la destra? Solo i media di servizio. Perché Giulietto Chiesa, filorusso, dove lo si colloca? E Pippo Civati? Dove collocare Salvini? E la forse futura direzione dell’Ugl? Non ci sono risposte. Anche perché i giornali italiani evitano accuratamente di porsi la domanda.

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