LE PAURE DEGLI ITALIANI

Al burattino non piacciono i gufi, perché gli fanno notare che la sua incapacità politica non servirà a raddrizzare la baracca Italia. Al burattino non piacciono neanche gli studiosi, perché a confronto delle sue renzine risultano sempre troppo preparati. Al burattino non piace chi lo contraddice, perché lui vive solo di dichiarazioni e promesse che non possono essere messe in dubbio. E piacciono, al burattino, i professori alla Deaglio-Fornero, quelli che spiegano che la colpa della crisi è solo delle famiglie italiane, tanto ricche ma così tanto paurose da non voler spendere. Ignorano, burattino e Deaglio-Fornero, i 10 milioni di italiani sotto o a ridosso della soglia di povertà. Ma fa lo stesso. Hanno paura? Sicuramente sì. Hanno ragione ad aver paura? Sicuramente sì. Luca Ricolfi, uno di quei professori che non piacciono al burattino, spiega che una delle ragioni della paura è la folle, stupida, criminale, controproducente tassazione sulla casa.

Quella reitrodotta dal burattino, ma anche quella voluta dal grigiocrate Monti (che aveva come ministro, guarda caso, proprio Fornero-Deaglio). La casa era il bene rifugio. Gli italiani lavoravano tutta la vita per comprarsi la casa e metterla a disposizione dei figli che si creavano una nuova famiglia. Questo era il vero patto generazionale, ma il burattino e le renzine non l’hanno capito. La casa rappresentava la garanzia del futuro, di una vecchiaia serena dopo anni di lavoro, di un futuro sereno per chi si affacciava al mondo del lavoro e della costruzione del nucleo famigliare. Con le tasse sulla casa (ce le chiede l’Europa) il valore delle abitazioni è crollato e la tassazione ha eroso i risparmi. Generando paura. E altra paura l’ha provocata, guarda caso, la Fornero-Deaglio, con le riforme sulle pensioni e sul lavoro.

Nessuna garanzia di sopravvivenza decorosa alla fine del ciclo di lavoro, ma secondo Deaglio i pensionati italiani dovrebbero spendere e spandere i soldi che non hanno più. Quando si avrebbe diritto a riposarsi, si è obbligati ad arrangiarsi alla meno peggio per arrivare a fine mese. Ma la coppia di genii non lo sa. E non dovrebbero aver paura quelli che lavorano? A Deaglio-Fornero si aggiunge un terzo genio, Alfano. Che vuole la flessibilità totale in uscita. Detto in italiano: libertà di licenziare chiunque, in qualsiasi momento. “Ce lo chiede l’Europa e in Europa funziona”. Peccato che i grandi pensatori di questo governo e gli ufficiali di complemento fingano di ignorare che, in Europa, funziona anche il ricollocamento di chi perde il lavoro. Flessibilità e sicurezza. In Italia no. E allora, prima dei licenziamenti liberi, occorrerebbe far funzionare la rete di sicurezza sociale. In caso contrario la paura aumenterà ancora, i consumi caleranno e porteranno a nuovi licenziamenti, a nuove paure, a nuovi cali della domanda.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 344 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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