Per trenta denari

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M’è capitato di avere sottomano un vecchio libro di vignette satiriche di Giorgio Forattini, “Blob”, per la precisione. Stampato nell’anno 2.000, a reminiscenza politica pare sia passata un’era geologica. E’ stato piacevole un tuffo nella memoria perché, noi di destra si sa, nel ricordare siamo difettosi tant’è che dimentichiamo tutto velocemente, Penati e non solo, docet. Non mi meraviglia, da tempo abbiamo scordato pure le nostre origini ma questa è una tesi che riprenderò con calma. Tornando al libro mi ha fatto piacere ripercorrere la lotta di Francesco Storace, allora presidente della Regione Lazio, quando affrontò una battaglia per far riscrivere i libri di storia scolastici alla luce della certezza delle foibe. Sappiamo tutti com’è andata a finire, chissà se al Francesco da Cassino iniziarono i suoi guai giudiziari da quel giorno, decretati da una sinistra antirevisionista appoggiata da una magistratura compiacente, lasciatemelo dire. Per inciso, Storace, è stato assolto con formula piena dopo ben 7 anni di travaglio e le auto-dimissioni dalle cariche politiche, caso unico in Italia, indi, inclusa, quella da presidente della regione Lazio. Altri tempi, probabilmente anche un altro Storace ben più battagliero di questo attuale un po’ troppo appannato dagli anni e dai chili. Proseguendo nello sfogliare il libro, una vignetta, mi ha balenato la vicenda di una persona sinistra di nome e di fatto: Alvaro Loiacono, brigatista rosso, implicato nel caso Moro. Alzi la mano chi ricorda la dichiarazione di questo tomo al giudice Pellegrino, allora presidente della commissione stragi, sul come riuscì ad eludere la giustizia italiana fuggendo in Algeria. Fu aiutato dalla direzione del PCI, la quale formulò una lettera di presentazione al “Comitato Nazionale per la liberazione algerino”, con tanto di richiesta per l’accoglienza. Per la storia, questo fatto criminale, non ebbe nessun seguito giudiziario. Il dramma è che non possiamo scrivere altri tempi, in questo caso no, proprio no. L’ho detto, noi di destra non abbiamo il dono della memoria altrimenti ben altre battaglie affronteremmo smettendo di fare da palafrenieri a quell’esaltato del leghista che oggi parla di nord e sud ma solo ieri girava con il cartello “Padania is not Italy”. Noi, con la memoria, non ci stiamo proprio. Basta leggere sui social quel che scrive la gente di (pseudo)destra su Papa Francesco, una serie di offese spudorate. Al di la della teologia Papa Francesco ripete, sui diritti umani, quel che già diceva un romagnolo, di Predappio per la precisione, nel lontano 1923. Virgola più, virgola meno ma la sostanza è quella. Eh, la memoria… Ci siamo talmente dimenticati la nostra origine al punto di comportarci da liberali, classisti, razzisti, settari, lobbisti, arrivisti. In una parola, siamo diventati coglioni ma anche delle puttane sempre pronti a darla al primo che passa, ieri Berlusconi e oggi Salvini, in cambio di trenta denari di Giuda memoria. Questa si.

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