PRODUZIONE IN CADUTA, ILLUSIONI SVANITE. MA NON DITELO AL BURATTINO

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Moodys e’ scettica sul futuro dell’economia italiana e tutti fingono di preoccuparsi per i giudizi dell’agenzia di rating. Mentre dovrebbero preoccuparsi molto di più per i dati dell’Istat sulla produzione industriale italiana. O anche per le dichiarazioni del direttore della sede torinese di Bankitalia. Secondo cui le speranze di ripresa evidenziate prima dell’estate erano legate a promesse che non sono state mantenute. E le speranze sono svanite. Invece si preferisce far finta di nulla. Perché sono questi dati che inchiodano il burattino e la sua banda alle loro gravissime responsabilità. Dunque, la produzione industriale, nonostante le promesse, le assicurazioni, le chiacchiere infinite del burattino, e’ precipitata ai livelli degli Anni 90. E non poteva essere diversamente. Perché i consumi interni non sono ripartiti nonostante gli 80 euro. Che verranno divorati dalle nuove tasse decise dalle Regioni per fronteggiare i tagli imposti dal burattino. Addizionali Irpef, aumenti del bollo auto: Chiamparino, in Piemonte, ha aperto la strada, gli altri seguiranno. E qualcuno pensa che questo favorirà la ripresa dei consumi delle famiglie?  Ma se il mercato interno resta bloccato, anche le speranze sul fronte export si riducono. Grazie alla genialata delle sanzioni contro Mosca, ma non solo. Frena il Brasile, frena il Sudafrica, frena anche la Cina. E le imprese italiane, che affrontano la crisi tagliando occupazione di qualità (perché più costosa) e rinunciando agli investimenti, si ritrovano sempre più emarginate e sempre meno competitive. Idee alternative della banda del burattino? Non pervenute. Strano che non bastino i sorrisi delle renzine o le bugie di Padoan per rilanciare l’Italia. Strano che non bastino legioni di giornalisti che incensano il premier. E cosa vuole di più questa Italia? Un lucano? Mica può illudersi che da questo governo arrivino idee per un rilancio dell’economia. Le uniche sono quelle del finanziatore del burattino: ridurre gli stipendi, vietare gli scioperi, tagliare i diritti. Non è chiaro chi, a quel punto, sarebbe ancora in grado di acquistare la produzione industriale italiana. Il burattino, le renzine, gli speculatori. Troppo pochi per rilanciare il mercato interno.

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