Quando Hitler voleva diventare a tutti i costi cancelliere

Era il 1932 e nella Germania di Weimar si svolsero due elezioni politiche: le prime nel luglio e le seconde ad ottobre. Ma come si arrivò a una simile situazione che sarebbe poi sfociata nell’ascesa di Hitler il 30 gennaio 1933? Semplicemente attraverso un lavoro di ostruzionismo parlamentare che si basava sul principio, sostenuto dai nazisti, di “O Hitler cancelliere, o niente”.

I risultati delle elezioni del luglio 1932 diedero ai nazisti la maggioranza relativa, e bloccarono completamente l’attività parlamentare. Molti tedeschi, sfiniti per l’impotenza dello Stato, approvano le violenze naziste. In base ai risultati delle elezioni, furono eletti 230 deputati nazisti. Hitler diventava ormai il capo del primo partito politico del paese e, per la prima volta il potere era alla sua portata. Rapidamente, però l’euforia lasció il posto alla delusione: il presidente Hindenburg rifiutó di nominarlo cancelliere, capo del governo. Hindenburg disse a Hitler: «Davanti a Dio, alla mia coscienza e alla patria non posso dare il potere a un partito così intollerante come il vostro». Hindenburg gli propose di entrare in un governo ma Hitler, che non si considerava come un politico ordinario alla ricerca di un posto ministeriale, volle tutto il potere per dar vita al Governo del cambiamento.

Tutto ciò portó a nuove elezioni nel novembre 1932: i risultati furono molto deludenti. Circondato dalla sua guardia personale, Hitler rimuginava sulla sua sconfitta: aveva perso due milioni di elettori e quaranta deputati. La strategia adottata dai vertici nazisti fu allora una sola: presentarsi come forza moderata e di governo, facile da gestire agli occhi dei poteri istituzionali.

Una decisione che avrà successo dato che alla fine anche Hindenburg si decise a nominare Hitler Cancelliere il 30 gennaio 1933. Il resto è storia.