Quella tremenda ignoranza nel distruggere negli USA i simboli confederati

Non diminuiscono le tensioni negli Stati Uniti dove una statua al milite confederato a Durham (North Carolina) è stata abattuta da un gruppo di persone che la hanno poi presa a calci. Scene che ricordano tanto quelle dell’ISIS o dei talebani in Afganistan nel 2001 e non vi sono motivazioni. Certamente vi è la bella storia dei Stati Confederati razzisti, ovvero quelli che erano contro la libertà delle persone, ma nei fatti la guerra civile americana è scoppiata per ben altre ragioni e di tutt’altra natura.

Il Sud sosteneva il diritto di ogni stato di ottenere la secessione, lasciando l’Unione in qualsiasi momento, in quanto la Costituzione era un accordo tra essi. I nordisti (tra cui il presidente James Buchanan) respinsero questa visione in quanto la consideravano in contrasto con la volontà dei padri fondatori, che vollero la creazione di una unione perpetua.

Quindi una visione sociale che è in parte simile a quella che interessa oggigiorno l’Unione europea. Certamente vi era la questione degli schiavi, ma si tratta di una causa marginale, legata ad interessi elettorali dei soli repubblicani, che si ponevano in contrasto con le forze politiche allora preponderanti.

E’ ovvio che all’interno di un vasto gruppo di persone vi siano quelle che associno la confederazione a una forma di supremazia dell’uomo bianco, ma è altresì vero che per la maggioranza degli americani degli stati del sud rappresenta una visione autonomista e identitaria di stato, differente da quello unionista a oggi in vigore. Del resto la figura del Governatore, ovvero il presidente dello Stato, viene vista in modo totalmente differente rispetto a stati come quello di New York.  

Al termine della Guerra Civile americana, data proprio la presenza di questi fattori sociali e politici, i vincitori permisero a coloro che erano vicino agli ideali autonomisti confederati di mantenere i loro simboli, nonchè vennero eretti i famosi monumenti che sono a oggi oggetto di protesta.

Jefferson Davis, presidente  confederato, fu socialmente riabilitato durante la presidenza democratica Carter, il quale proveniva dal Sud.

Come affermava Dominique Venner nel Bianco sole dei Vinti, gli Stati confederati concepiscono realmente la propria terra come una Arcadia, baluardo della tradizione rispetto all’alienazione e alle condizioni miserevoli degli orizzonti sferraglianti di un futuro di uomini privi di radici, in balia della precarietà della sola giustizia di salario e padroni.

La schiavitù, nella retorica di Venner, rimane lo stesso presente: cambia forma, ma tale rimane.

 

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