RAMI SECCHI

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Complicato sindacare sulla reale necessità di essere assente dal lavoro di chi si dà malato. C’è di mezzo privacy, segreto professionale, diffcoltà da parte del medico di mettere in dubbio certi sintomi che possono essere dichiarati senza essere reali. Questo a livello individuale. Ma sui grandi numeri si può. E allora quando, com’è accaduto a Roma a capodanno, si registra un tasso di assenteismo del 83%, è lecito pensare che che tale cifra sia frutto di una truffa collettiva, anche se è possibile che qualche vigile fosse ammalato davvero.

Lo stesso vale per il tasso di assenteismo nella pubblica amministrazione, che rivela come i più assenteisti si concentrino nelle regioni del sud. E siccome è difficile pensare che in Calabria vi sia una morbilità maggiore che in Veneto, è probabile che maggiore sia il tasso di disonestà dei dipendenti pubblici che risiedono al sud rispetto a quelli che risiedono al nord. E sottolineo risiedono, perché buona parte dei dipendenti pubblici degli uffici del nord sono meridionali. Non si accettano quindi accuse di razzismo.

La questione va oltre l’ambito in cui la si presenta. E’ un problema culturale del sud che emerge anche dal disordine urbanistico, dalla gestione dei rifiuti, dai motociclisti senza casco, dal record di feriti per i botti dell’ultimo dell’anno, dalla sporcizia nelle strade, dalla malasanità, dai falsi invalidi, dai lavoratori in nero, dal personale in eccesso negli enti locali. Problema che si traduce in spesa pubblica. La reazione, quasi pavloviana, ogni volta che si accenna a tagliare i posti in più, è che questi costituirebbero un ammortizzatore sociale in regioni dove c’è disoccupazione. Ma oggi la disoccupazione c’è dappertutto. Specie fra i giovani. Ecco allora che mandando a casa lavativi e furbetti o si libererebbero posti per i giovani o si eliminerebbero spese inutili.

Oggi avere un lavoro è un bene importantissimo. Lo si chieda a quel 44% di giovani in cerca di un’occupazione. Chi dimostra di non apprezzare la fortuna che ha non lo merita.

Paolo Danieli

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