Renzi porta sfortuna alla Merkel, sconfitta in casa

Il successo dell’Afd alle elezioni di una piccola regione della Germania rappresenta indubbiamente un segnale. Ed anche esplicito. Ma per ora è solo un segnale, nulla di più. Bisognerà vedere se il nuovo partito, che ha un programma limitato, sarà in grado di ripetere il successo nel resto del Paese. E, soprattutto, se sarà in grado di passare dalla sacrosanta protesta ad un livello adeguato di proposta. Resta il segnale di un malessere che cresce, nonostante le analisi patetiche dei media italiani. Che non capiscono come mai i tedeschi possano bocciare la politica della Merkel che ha fatto crescere il Pil molto più dell’amico Matteo. O che ha garantito a Berlino un ruolo internazionale che l’amico Matteo manco si sogna. Peccato che al cittadino tedesco di Matteo non freghi assolutamente nulla. Forse alla Merkel che, dopo averlo incontrato, ha perso le elezioni e d’ora in poi girerà con un cornetto in tasca ogni volta che dovrà incontrare il bugiardissimo italiano. All’elettore tedesco importa che la crescita del Pil sia stata favorita dai mini job, i lavori sottopagati e sempre più diffusi. All’elettore tedesco importa che le vacanze in Italia sono diventate una fortuna per una parte più piccola della popolazione. Importa che le donne tedesche siano state importunate a Colonia dalle grandi opportunità straniere fatte entrare in Germania dalla Merkel. Importa che l’Italia dei bugiardissimi continui a riempire l’Europa di centinaia di migliaia di clandestini.

Che non sbarcano in Italia, a differenza di quanto sostenuto da Alfano. Perché l’Italia i clandestini li va a recuperare direttamente sulle coste nordafricane. Non fanno in tempo ad entrare in acqua con i gommoni, sempre più nuovi e sempre più grandi, che le navi italiane li recuperano. E non li depositano sulle coste africane a poche centinaia di metri, ma attraversano il mare per portarli in Italia dove far prosperare le cooperative. Quanto alle espulsioni di chi non ha diritto a restare, siamo alla farsa: poche decine di espulsi reali a fronte di oltre centomila che non hanno diritto al riconoscimento come profughi. E questo gli europei, a differenza degli italiani bombardati dall’informazione di servizio, l’hanno capito. E puniscono la Merkel che si accompagna con il bugiardissimo, principale colpevole dell’invasione.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".