Riflessioni dal Congresso Mondiale delle Famiglie

Foto di Giuseppe Papalia

Un Congresso per parlare di argomenti che stanno a cuore alla destra e a un certo mondo, anche se tali temi sono stati – giustamente -ribaditi come trasversali. Un Congresso dove finalmente si è messa da parte una Seconda Repubblica e di conseguenza un tipo di pensiero, basato sulle tante contraddizioni del berlusconismo e di quel suo liberismo-hippie che ben poco si concilia con la destra.
Comunità, gruppo e identità sono valori che sono emersi da un confronto che non è stato solamente incentrato sulla famiglia, ma anche sul tipo di società che si intende proporre come alternativa a quella propinata dalle sinistre.

Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vicepresidente del XIII Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno lanciato un forte messaggio ideologico dicendo che “siamo la maggioranza e non più silenziosa”.

Un messaggio chiaro, accompagnato da quello del Ministro Fontana, vero ideologo di una Primavera Sovranista. Accompagnato dal Senatore e Vicepresidente della Commissione Infanzia Simone Pillon, che – oltre a una dura invettiva nei confronti di una società basata sui consumi carnali – ha anche voluto ricordare sui social: “Abbiamo assistito dal 1968 ad oggi alla distruzione della figura paterna. Mentre le donne sono state private della loro peculiarità, la maternità. Diciamo basta alla lotta di classe tra uomo e donna. Serve alleanza, non contrapposizione”.

Un messaggio che forse non è arrivato alla folla urlante che ha sfilato per le vie di Verona come se fosse Rio de Janeiro, ma che è stato colto alla perfezione da chi ha partecipato alla Conferenza.