A casa nostra cose di cui preoccuparci ne abbiamo a iosa, ma è opportuno anche guardarci attorno perché possono esserci fatti che presto o tardi ci coinvolgeranno.
Ad esempio i dazi del 25%  e 10% sulle importazioni di acciaio e alluminio che Trump ha imposto per l’Unione Europea. Per la disastrata industria italiana del ferro forse non sarà un gran danno, ma sarà difficile che Trump receda completamente dall’idea, quando gli Stati Uniti hanno un deficit della bilancia dei pagamenti con la UE di 151 miliardi di dollari, di cui 117,7 miliardi di acquisti  dalla Germania, pari al 27% del totale delle importazioni dalla UE.
Dall’Europa è subito corso Macron a perorare la causa della Francia. Grandi abbracci, pacche sulle spalle, pranzi di Stato che hanno permesso alle rispettive consorti di sfoggiare abiti di haute couture. Risultato: niente.
Poi è volata in America la Merkel. A Trump non deve essere simpatica. Al contrario di Macron, incontro in un’atmosfera del calore di una cella frigorifera. Il giorno dopo la Merkel è tornata in Germania. Risultato: niente.
Nonostante il bau bau della “grande” stampa, Trump va avanti a drain the swamp, a prosciugare la palude, e sinora o ha fatto le mosse giuste o ha avuto fortuna. Un importantissimo banco di prova sarà l’incontro con il leader cicciottello della Corea del Nord Kim Jung-un. I suoi sostenitori dicono che sia stato il suo atteggiamento di fermezza ad ammorbidirlo, fatto sta che un pericoloso focolaio di guerra  si sta spegnendo.
I giornali americani, dai quali i nostri prendono le notizie, masticano amaro e qualcuno mostra sintomi di cedimento. Il prestigioso e rosso New York Times ha pubblicato un articolo elogiativo del presidente. Il quale ha dalla sua il popolo. Iniziative come tagliare le tasse, mettere in moto l’economia, sforbiciare leggi inutili, lasciare l’accordo di Parigi, l’aumento dell’occupazione, il minimo della disoccupazione fra la popolazione di colore, sono tutti provvedimenti che l’uomo della strada ha accolto con favore, talché le inchieste fra la popolazione mostrano un chiaro aumento della popolarità del presidente e dell’accettazione del suo operato.
E noi? Come si sa siamo al traino della UE, e sebbene vitali per la sua esistenza, non riusciamo che farci imporre norme e provvedimenti suicidi, assunti senza batter ciglio da personaggi scialbi come il grigio conte rosso Gentiloni.
Come accaduto per le sanzioni alla Russia, corriamo pericolo che anche in questo caso la UE si appiattisca sulle pretese tedesche.