“SI, PERO'”: L’UNICO SLOGAN CHE UNISCE LE DESTRE

Atreju finisce sui giornali solo per una banale sfida ai fornelli, tanto per chiarire l’impatto mediatico della manifestazione. Qualcuno (pochi) si è accorto anche che si è discusso dell’annoso ed irrisolto problema di una alleanza nel centro destra. Irrisolto sì, ma anche irrisolvibile? Forse no. Perché esiste un denominatore comune per tutti i potenziali elettori dell’area. Un denominatore che potrebbe anche diventare il motto, se non il nome, di una ipotetica formazione: “Sì, però”. Perché non ha importanza sapere da quale partito o movimento si è più attratti. L’atteggiamento resta sempre e comunque lo stesso: “Sì, però”. La Meloni? E’ giovane, ricca di energia, “sì, però” è anche totalmente incapace di superare la sua dimensione romana, “sì, però” non riesce a sfornare un progetto complesso ed interessante. Berlu? E’ l’unico che abbia carisma e che abbia una visione del mondo che superi l’ossequio al politicamente corretto, “sì, però” è un puttaniere, “si, però” pensa solo ai suoi interessi, alle sue aziende ed ai suoi processi, “si, però” ha svenduto idee e si fa comandare da un cerchietto poco magico e tanto incompetente. Salvini? Brillante, con posizioni coraggiose su molti temi, e non solo su quelli nazionali, “sì, però” cambia idee e posizioni più velocemente di quanto cambi le felpe, “sì, però” non risce ad essere un leader al di sotto della Linea Gotica nonostante l’exploit romano di Borghezio. Fiore? Coraggioso nel difendere principi ed ideali, “si, però” è troppo cattolico, troppo integralista, “si, però” è del tutto insignificante come seguito. Alfano? Ha liberato un gruppo di parlamentari dal giogo di Berlu ed ha portato a casa il progetto di una riforma del lavoro che Berlu aveva mille volte annunciato e mai avviato, “sì, però” è un servo del burattino, è un traditore, non ha il quid, “sì, però” non ha la caratura di un leader e si circonda di incapaci. Fini? “Sì, però” e basta. Non c’è dubbio che tutti i “sì, però” siano o possano essere motivati. Ma anche il Duce, checché ne dicesse Starace, di errori ne commetteva a iosa. L’Uomo perfetto non c’è e non ci sarà mai. Il leader impeccabile non esiste. Il n’y a pas de heros pour son valet. Ma non è obbligatorio sentirsi sempre ed esclusivamente come valletti del potenziale eroe. Ci si può chiudere nella torre d’avorio e giudicare con disprezzo qualunque gesto di chi sta al di fuori. Oppure si può accettare la logica dello sporcarsi le mani non con il leader perfetto ma con la politica che appare meno lontana. Anche attraverso il sostegno a gruppi e movimenti che fanno politica senza chiedere voti alle elezioni. Perché anche il partito del “sì, però” andrebbe incontro a scissioni quotidiane, a liti perenni. Tutti impegnati a far rilevare le posizioni altrui incoerenti con l’Ideale Supremo. Che non si sa quale sia e da chi sia incarnato, ma basta e avanza per litigare e trovare una giustificazione per restare a guardare.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 344 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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