Terrorismo, Nevola: “E’ l’inizio della fine della civiltà occidentale, anche in Alto Adige?”

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“Il direttivo del Centro Culturale La Sentinella esprime la profonda preoccupazione sull’ormai avviato processo d’islamizzazione dell’Occidente Cristiano.
La notizia dell’arresto a Merano di alcuni jihadisti è oggi sulle pagine di tutti i giornali, locali e nazionali.
Notizie di questo genere sono comparse in questi ultimi anni sui quotidiani dei principali Stati europei e non solo. Ciò che mi chiedo è se stiamo dando il giusto peso a quanto sta accadendo in Occidente dopo l’11 settembre. Riusciamo davvero a leggere nella loro completezza e nel loro significato gli accadimenti che si sono susseguiti da allora fino ad oggi?
Per poter rispondere a questa domanda bisogna partire da una breve premessa: a tutt’oggi, nonostante gli sforzi a livello accademico, l’Islam è, in Occidente, ancora poco conosciuto e la sua  immagine appare ancora edulcorata: si ritiene che, come ogni religione, miri solo alla pace e al bene comune, che i terroristi siano unicamente una “minoranza estremista”, che il jihad sia solamente un combattimento spirituale da non prendere alla lettera e che una moschea sia un luogo di preghiera, così come la Chiesa lo è per un cristiano. Così, un po’ per ignoranza, un po’ per non apparire razzisti, un po’, perché abbiamo perso le nostre radici e non sappiamo più chi siamo, spesso, noi occidentali (con la “o” minuscola) mettiamo sullo stesso piano due visioni del mondo che non riescono a coincidere.
Nelle nostre realtà quotidiane dobbiamo sempre più renderci conto, che questi due mondi non sanno ancora comunicare e che il dialogo culturale e religioso non è del tutto autentico.
L’islam definisce se stesso fin dalle sue origini come un progetto socio-politico-culturale, che basa le proprie radici su una visione ben definita del Dio unico, che detta le regole dei comportamenti umani.
Ad oggi in molte capitali europee, con il finanziamento da parte dei paesi arabi, sono sorte numerose moschee, centri culturali islamici, associazioni, finalizzati all’azione missionaria dell’annuncio dell’islam nei paesi occidentali.
Prima di discutere però sull’opportunità di costruire moschee o di concedere terreni a questo scopo, sarebbe necessario chiarirsi bene le idee che cosa sia una moschea. In primis la moschea non è l’equivalente di una chiesa cristiana, ma è il luogo dove la comunità si raduna, per esaminare tutto ciò che la riguarda (questioni sociali, culturali, politiche) e anche per pregare. Tutte le decisioni della comunità si prendono nella moschea. Dopo la preghiera pubblica del venerdì a mezzogiorno, viene pronunciata la khutbah, ossia una sorta di discorso che conclude la preghiera, non paragonabile né ad una predica né ad un sermone.
In molti Paesi musulmani, per esempio in Egitto, le moschee più importanti sono sorvegliate il venerdì e circondate dalla polizia. Questo perché durante la khutbah del venerdì si prendono le decisioni politiche. Nella storia musulmana è avvenuto quasi sempre così: tutte le rivoluzioni, i sollevamenti popolari e il jihâd sono partiti dalle moschee, tanto che in alcuni Paesi musulmani, il testo della khutbah dev’essere addirittura presentato prima alle autorità civili poiché gli imâm sono funzionari statali.
È dunque scorretto, parlando di moschea, definirla unicamente come “luogo di culto”. Com’è scorretto, parlando della libertà di costruire moschee, farlo in nome della libertà religiosa, visto che non è semplicemente un luogo religioso, ma una realtà multivalente.
Per quanto riguarda poi i finanziamenti, è risaputo che gran parte delle moschee e dei centri islamici in Europa sono finanziati dal governo sunnita dell’Arabia Saudita che rappresenta la tendenza più rigida dell’Islam (detta wahhabita). Ciò di certo non facilita l’inserimento degli immigrati nella nostra società, poiché gli imam, scelti dai finanziatori, vista la loro natura radicale ostacolano l’assimilazione delle usanze occidentali e la serena convivenza.
Non è possibile però né giusto impedire ai musulmani di avere luoghi di preghiera in Occidente, ma, considerante quanto detto e tenendo conto del fatto che gli atti terroristici di natura islamica avvenuti in occidente negli ultimi anni hanno avuto origine nelle moschee, regolari o irregolari che fossero, sarebbe auspicabile un maggiore controllo.
Per un discorso di sicurezza nazionale, di integrazione tra popoli e culture e di difesa della nostra radice cristiana, sarebbe opportuno che lo Stato italiano e l’Europa intera legiferassero in materia, garantendo la messa in sicurezza di questi luoghi. Alla pubblica amministrazione spetta studiare come esercitare un certo controllo su tali centri, vista la loro funzione politica tradizionale.
L’opposizione riguardo all’edificazione di moschee, che si vede nascere un po’ ovunque in Europa, deriva quindi probabilmente proprio dal timore che essa sia un atto politico di affermazione di un’identità diversa dalla nostra sotto tutti gli aspetti, troppo estranea alla cultura e alla civiltà occidentale.
E’ arrivato ora il momento di preoccuparsi davvero affinché la nostra millenaria cultura non venga cancellata e l’Europa non si trasformi in Eurabia attraverso immigrazione incontrollata, apertura indiscriminata di moschee e terrorismo. E’ arrivato il tempo di unirci alle grida di Oriana Fallaci per evitare che nel nostro mondo, sotto il nostro naso, venga introdotto un cavallo di Troia che sotto la spinta dell’accoglienza per tutti lasciamo entrare indisturbato, ma che porterà nel suo ventre la caduta della nostra cultura. Non accorgiamoci troppo tardi che “Troia brucia”!”.

E’ quanto comunica in una nota il presidente del centro culturale La Sentinella, Luigi Nevole.

[Photocredit www.lanotiziagiornale.it]

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