Che cosa c’è oltre i numeri del 4 marzo? Ragioniamo senza preconcetti, sforzandoci di leggere al meglio la realtà per poter prevedere come sarà domani. L’Italia è spaccata in due: al nord il centrodestra a trazione leghista, al sud il M5S. Ma non si tratta di due forme di protesta.

Il voto leghista del nord è ormai un dato consolidato che corrisponde ad una chiara collocazione politica di destra che interpreta il comune sentire della gente dell’area più popolosa e produttiva del paese. Un voto per difendere l’identità nazionale dall’immigrazione selvaggia, il lavoro dalla globalizzazione e dalle tasse, la famiglia dagli attacchi della pseudo-cultura legata al main-stream mediatico, la sicurezza dei cittadini ed il loro diritto a difendersi anche con le armi dai delinquenti. Un voto di buonsenso che affonda le radici nella cultura e nell’esperienza di vita delle madri e dei padri di famiglia e nell’educazione di origine contadina che ha insegnato per secoli che nulla viene regalato e tutto si deve conquistare col sudore della fronte e con l’impegno.

Il voto grillino del sud è motivato dall’endemica sfiducia in uno stato che per ragioni storiche è visto con diffidenza o nel migliore dei casi come datore di lavoro ed elargitore di assistenze e finanziamenti. La promessa programmatica del reddito di cittadinanza, mille euro ad ogni cittadino per il semplice fatto di esistere, ha indubbiamente esercitato una funzione determinante nella raccolta del consenso. Il ricorso a questa suggestione demagogica e irrealizzabile dimostra tutta l’inattendibilità della proposta dei cinquestelle e ciò stride con la presa di posizione di Confindustria che fa loro un’apertura di credito. Se a questo s’aggiunge il viaggio nella City di Di Maio prende sempre più corpo il sospetto che il fenomeno M5S sia stato indotto da un disegno per destabilizzare l’Italia.

E la tripolarizzazione derivante dall’anomalia grillina è la causa prima dell’ingovernabilità che incombe sul paese.