Volo su Vienna: una volta avevamo intellettuali come D’Annunzio, ora abbiamo Saviano e Fazio

9 Agosto 1918: Esattamente cento anni fa, mentre Alcide De Gasperi era impegnato in una seduta del parlamento austriaco, Nazione allora nemica dell’Italia in guerra, e il politicume socialista si beava di inutili e quanto mai dannosi discorsi pacifisti, il Vate – Gabriele D’Annunzio saliva su un aereo appositamente modificato per lui. Non aveva il brevetto di volo e per poter partecipare in prima persona all’impresa si fece modificare l’aereo in modo da potersi sedere sopra il serbatoio della benzina.
Volò su Vienna, beffò la contraerei austrotedesca e lanciò volantini sulla città, capitale di un Impero ormai morente. Non ci fu neanche un morto, non ci fu neanche un ferito in quella straordinaria azione estetica di guerra, ma dimostrò che il tempo dell’Impero Austrungarico era davvero finito.
Era il tanto vituperato primo ‘900 italiano, quello della scazzottate futuristiche e dei voli dannunziani. Oggi dobbiamo purtroppo accontentarci di intellettuali del calibro di Saviano e di Fazio.
Potremo cancellare qualsiasi cosa, ma la differenza tra il nostro modo di essere e il vostro sarà sempre nella differenza tra il volo su Vienna e l’essere leoni da tastiera nell’accusare chi l’Italia l’ama per davvero (oltre che nella differenza tra le vergini delle rocce e gomorra).

Antonio Tisci

Antonio Tisci
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Avvocato e politico del Sud Italia