Il raduno nazionale degli Alpini è sempre occasione di grande festa e di coinvolgimento emotivo della popolazione. Gli Alpini rappresentano una solida compagine esponenziale di veri valori etici e morali. Onore al merito. Ciò premesso urge, però, fare alcune importanti puntualizzazioni di carattere politico-funzionale che riguardano i livelli dirigenziali non solo dell’ANA (Associazione Nazionale Alpini) ma di tutte le Associazioni D’Arma e di tutte quelle Istituzioni che dovrebbero avere a cuore il dettato della nostra Carta Costituzionale e dei valori fondanti della nostra Nazione. L’anno 2018 consegna alla Storia il primo secolo dalla fine della Grande Guerra, quel lugubre proscenio dove ha trovato rappresentazione l’acme dell’umana follia dei primi del ‘900. L’errore in cui spesso siamo indotti, però, è quello di volere, talvolta pretestuosamente, vedere e giudicare quel triste e funesto periodo storico, con gli occhi di oggi. Questa non è solo pratica di una palese e profonda ignoranza ma è anche dimostrazione di un’evidente superficialità, banale e sbrigativa che vede non di rado persone, poco accorte, assurgere al rango di “giudici della Storia”. A quasi un secolo dalla fine della Grande Guerra, in Trentino Alto Adige, i “vinti”, non si sono ancora rassegnati alla sconfitta. Mi riferisco alla popolazione di lingua tedesca di questa regione e ai folcroristici gruppi armati delle Compagnie Schützen che non perdono mai occasione per lanciare al territorio le loro subdole provocazioni revansciste. Vogliamo fare un piccolo elenco?

1)Le azioni terroristiche dei Altoatesini negli anni ’60, hanno avuto per l’Italia, un elevato costo in termini di vite umane: 33 morti e 350 feriti fra i militari e i civili.

2) I Sudtirolesi, si sono prodigati più volte, in azioni di palese vilipendio al nostro Tricolore, nella più totale indifferenza delle autorità militari e politiche locali e nazionali. C’è anche chi ha avvolto dello “sterco” nella nostra Bandiera!

3) Nell’agosto 2015, nell’indifferenza generale, potendo contare anche sulla compiacente complicità di parte del sistema mediatico, sono riusciti a piantare, in territorio italiano, lungo tutto il vecchio confine austroungarico, ben 74 croci in acciaio alte più di due metri. Il posizionamento di tali croci non  era inteso alla commemorazione di tutti i caduti, come qualche cialtrone sostiene, ma solo dei loro caduti Sudtirolesi. Hanno voluto marcare il territorio.

4) Hanno invaso tutti i Comuni dell’Alto Adige con le scritte “L’Alto Adige non è Italia” e nessuno ha detto una sola parola di biasimo.

5) Hanno preteso l’abolizione della lingua italiana da tutta la toponomastica dei sentieri di montagna e di buona parte di quella cittadina.

6)Hanno fatto togliere da tutta la documentazione ufficiale della Pubblica Amministrazione della Provincia Autonoma di Bolzano  il termine “Altoatesino” perché ritenuto, da loro, d’impronta fascista.

7) Hanno provveduto a “depotenziare” buona parte dei monumenti storici di Bolzano compreso il Monumento alla Vittoria. Anche qui, nel silenzio più totale delle Autorità italiane.

Per carità di patria, con l’elenco delle nefandezze, ci fermiamo qui. A me non fanno paura i rigurgiti del revanscismo altoatesino di lingua tedesca, mi fa molta più paura l’indifferenza, l’apatia e la complicità degli Italiani. In merito al comportamento e alla “ostentata indifferenza” delle Autorità politiche e militari locali e nazionali esprimo il mio più totale disappunto. Sul fronte della Grande Guerra e, quindi, anche sulle montagne del Trentino Alto Adige, sono caduti 650mila Soldati Italiani che non chiedono vendetta ma esigono il riconoscimento della loro sofferenza e del loro sacrificio. Questo nel massimo rispetto per i Caduti sul fronte opposto. In Trentino Alto Adige sono state pochissime le voci che hanno tentato di stigmatizzare e richiamare l’attenzione sui sopracitati subdoli comportamenti, mirati unicamente al sabotaggio della pacifica convivenza fra la Comunità di lingua italiana e la Comunità di lingua tedesca. Chi avrebbe dovuto reagire, parlare e non lo ha fatto, ha già cominciato a pagarne il conto anche in termini politici. L’assenza di veri e consolidati valori di riferimento condivisi ci propongono, quindi, come unica chance, i frutti della cultura nichilista, etero diretta del ’68 che permea e modella le menti e alimenta il menefreghismo e l’apatia delle persone incapaci di guardare alla Storia con il necessario distacco e la dovuta sensibilità. L’apatia e la tolleranza sono le ultime “virtù” di una società morente, anzi forse già morta.  A chi avrebbe dovuto parlare e non lo ha fatto mi limito a dire: lasciate perdere le parole e la retorica vuota e imbarazzante dei vostri discorsi ufficiali e insegnate invece a tutti, prima a voi stessi, a portare rispetto a chi oltre 100 anni fa ha donato la sua vita e la sua giovinezza, su queste nostre montagne. Ai “tirolesi” dico: VAE VICTIS…!
Aldo Rossi
                                                                         

Trento, 10 maggio 2018

Ps: vi invito a fare anche un giretto per Trento e per le valli trentine. Osservate quante bandiere sono esposte in modo non corretto. L’art.12 della nostra Costituzione spiega molto bene come deve essere presentato il Tricolore. Una Società che non conosce e che ripudia i suoi valori fondanti è una Società perduta.

* Per chi volesse saperne di più sulle “attività” dei “tirolesi” nel corso di questi ultimi anni, propongo questo link:
http://www.rossialdo.com/a-cento-anni-dalla-fine-della-gra…/