Fugatti: “Si devono installare telecamere sui mezzi di trasporto in Trentino”

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La denuncia sugli organi di stampa di un autista di Trentino Trasporto in servizio a Rovereto, il quale è stato inseguito, fotografato e quindi minacciato da certi passeggeri, ha fatto sì che sulla vicenda intervenisse l’Onorevole Fugatti che ha voluto riparlare nuovamente della questione di massima importanza della sicurezza sul lavoro dei conducenti (e dei passeggeri) degli autobus urbani e non.

“Il lavoro di servizioafferma Fugattialla comunità che svolgono tutti gli autisti dei mezzi pubblici va riconosciuto e tutelato con ogni strumento possibile, per garantire non solo la qualità del servizio al cittadino, ma ormai anche l’incolumità dei passeggeri e degli autisti stessi. Troppe segnalazioni ed episodi di aggressioni ci sono state finora e quest’ultimo episodio richiama l’importanza di un intervento rapido e duraturo a sostegno delle maestranze di Trentino Trasporti. L’azione da intraprendere per migliorare le condizioni di lavoro degli autisti, è quella di aumentare le dotazioni di sicurezza passiva a bordo dei mezzi, introducendo un sistema di videosorveglianza interno ed esterno alle vetture. Tale sistema non sarebbe una novità nel panorama italiano, anzi”

Fugatti cita come esempi quelle società che hanno reso operativo il sistema di videosorveglianza su tutta la flotta (271 autobus), installando sui mezzi complessivamente 1.363 telecamere, fra interne e frontali: si tratta di uno dei più estesi e capillari sistemi di videosorveglianza mobili d’Italia, che in virtù delle circa 5.500 corse al giorno assicurano a Trieste un’importante copertura territoriale dalle 5 del mattino alla 1 di notte.

Per Fugatti simile operazione a bordo dei mezzi pubblici diventerebbe un contributo importante alla sicurezza del territorio, sia in termini preventivi e sia di contrasto alla microcriminalità.

“Il sistema di videosorveglianza, in base a quanto disposto dall’articolo 48 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, potrebbe inoltre essere utilizzato come mezzo di prova per contrastare l’elusione tariffaria e per identificare i trasgressori che dovessero rifiutare di fornire le proprie generalità agli agenti accertatori”, conclude Fugatti.