“Nell’anno delle elezioni provinciali la Provincia si muove e come un elefante nella cristalleria annuncia la più grande campagna di propaganda di sempre”. A dichiararlo in una nota è il Consigliere provinciale l’Alto Adige nel cuore – Fratelli d’Italia Alessandro Urzì.

Proseguendo: “Uno sgarbo istituzionale grave e delicatissimo, se si pensa che una campagna mirata sulle opere ed azioni della giunta provinciale si tradurrà in un maxi spot elettorale a spese dei contribuenti”.

E ancora: “Il dato più rilevante dell’analisi (presentata oggi in Consiglio provinciale) sulla sensibilità del grande pubblico italiano verso l’Alto Adige è peraltro che risulta “antipatico”. Perché, nella percezione dominante turisti e semplici cittadini italiani hanno avvertito un senso di rigidità, di autoreferenzialità, di autosufficienza e di ostentata rivendicazione della diversità tanto da fare risultare la provincia di Bolzano bella, meravigliosa, naturale, efficiente ma, appunto, antipatica”.

“E come risponderà – si chiede il consigliere – la Provincia a tutto questo? Non cambiando atteggiamento ma intervenendo con milionarie campagne di marketing (propaganda la si chiamava una volta) per modificare la percezione dell’Alto Adige. A suon di spot pagati dal contribuente”.

“Al termine dell’impietosa analisi svolta oggi da Laura Cantoni – si continua a leggere nella nota stampa – è intervenuto non a caso Marco Pappalardo dell’Agenzia di comunicazione di cui si è dotata la Provincia”.

“Perché, lo ha ricordato anche il Presidente Kompatscher, ora la sfida sarà quella di fare cambiare la percezione sull’Alto Adige. In ciò mostrando proprio quel carattere presuntuoso dell’Alto Adige che l’indagine aveva denunciato. Ossia: il problema non siamo noi che diamo una idea non sempre felice dei nostri privilegi ma sono gli italiani che ci percepiscono talvolta troppo chiusi in noi stessi”.

Ponendo un esempio: “l’indagine (commissionata peraltro dalla Provincia) ha mostrato che gli italiani di tutta Italia – sottolinea – si lamentano per una scarsa predisposizione all’uso della lingua italiana. La polemica sulla cancellazione dei nomi di luogo italiani deve avere contribuito. Ma per la Provincia il problema non è la politica che ha creato questa chiusura e continua a rivendicare il buon diritto di cancellare la lingua italiana da sentieri di montagna indicazioni turistiche ma gli italiani che non se ne fanno una ragione e accettano.”

“Ecco – aggiunge Urzì – che quindi le campagne che la Provincia metterà in campo (costosissime campagne) per recuperare consenso e considerazione ormai è chiaro che non saranno rivolte a mostrare le buone qualità e le eccellenze che pure questa terra ha in sé, ma volte a sostenere le scelte politiche delle amministrazioni provinciali. Un tempo si chiamava propaganda. Qualcuno un tempo ne fece anche un Ministero. Le finalità al principio erano le medesime. Insegnare che qui non si sbaglia mai”.

“Il rischio? Che se oggi già forte è la diffidenza verso l’autonomia speciale quando la Provincia pagherà le sue ricche campagne di marketing e di propaganda sull’autonomia senza modificarne i vizi questa diffidenza crescerà ancora in giro per l’Italia. E sarebbe un incommensurabile boomerang”, conclude infine nella nota.