Parco dello Stelvio. Bezzi (FI): “gestione esempio di cattiva attuazione della nostra Autonomia”

0
614
Parco dello Stelvio

Parco Nazionale dello Stelvio. La gestione, secondo quanto riportato in una interrogazione di Bezzi (FI), attualmente in mano alla Provincia, “fa rimpiangere i tempi dello Stato, ancora un esempio di cattiva attuazione della nostra Autonomia”. 

“Il passaggio delle funzioni riguardanti il Parco Nazionale dello Stelvio alla Provincia autonoma di Trento avvenuta nell’anno 2016”, – secondo il consigliere – “ha declassato la gestione di questa importantissima area di tutela, che da sempre rappresenta un unicum nell’arco alpino, all’espletamento di una funzione amministrativa da parte di un ufficio provinciale, che ha “ normalizzato” l’importante lavoro di riavvicinamento della popolazione all’Ente Parco, che il Consorzio e il Comitato di Gestione avevano portato avanti dal 1995 in poi con la Presidenza Penasa”. 

Certo è che un Parco nazionale dello Stelvio, “che non si era fatto coinvolgere in progetti di reintroduzione di orsi e lupi”, secondo quanto affermato “non poteva essere ben visto da chi persegue per la montagna progetti di spopolamento volti a consentire l’assalto delle risorse primarie che le Alpi conservano, ad esempio il bene più prezioso: l’acqua”. 

Il passaggio delle competenze alla Provincia di Trento, per Bezzi, “si è sostanziato con la chiusura di importanti attività quali la segheria di Cogolo, la riduzione di tutte le attività sul territorio: falegnamerie, centri visitatori, attività di visita promosse dal parco, attività di ricerca, la mancata sostituzione degli operai forestali che hanno lasciato per pensionamento oppure l’assunzione di operai forestali non residenti nei Comuni del Parco (una regola non scritta che neppure la gestione statale aveva mai contravvenuto), una siffatta conduzione del Parco non crea certo presupposti di sviluppo ecosostenibile nell’interesse delle popolazioni residenti e dell’intera comunità”. 

E’ ormai evidente, per il consigliere di Forza Italia del Trentino, “che in assenza di un progetto credibile e coerente con la natura di un’area protetta, si è adottata una politica connivente nel campo della sorveglianza ed infatti, i divieti che da sempre costituivano un elemento di tutela, oggi sono applicati con evidente discrezionalità nel settore della viabilità, della tutela paesaggistica, della tutela delle acque ed altro”. 

Pare altresì, conclude nella sua interrogazione rivolta al Presidente del Consiglio Provinciale, “che siano state dismesse come ambiti di particolare tutela, alcune aree che da quasi un secolo erano oggetto d’affitto, quali ad esempio l’Alpe di Saent per abbandonarle ad azioni di utilizzo speculativo pseudo agricolo quali quelle derivanti dai premi della politica agricola comune dell’Unione Europea (PAC), che sono appannaggio delle grandi aziende agricole della pianura. Tutto questo a pieno danno degli agricoltori di montagna che invece le precedenti gestioni del Parco, compresa quella dello Stato, sempre avevano cercato di tutelare”.