Addio Enzo Boso. Se ne va il leghista purosangue trentino

Nelle ultime ore è giunta la notizia della morte di Enzo Erminio Boso, storico esponente della Lega in Trentino ma conosciuto anche al di fuori dei confini provinciali.

A 74 anni lascia i suoi cari uno dei personaggi più tipici e caratteristici dell’intera storia leghista: soprannominato Obelix per via della sua corporatura, il nomignolo indicava anche una forza e un coraggio di dire sempre la propria idea senza preoccuparsi di come potesse essere recepita dall’opinione pubblica.

Senatore dal 1992 al 1996, dal 1997 ha lasciato definitivamente le istituzioni romane per dedicarsi esclusivamente al suo amato Nord: entra nel Parlamento padano nel 1997, presentandosi alle “elezioni” alla guida di una lista dal nome Unione Padana Agricoltura, Ambiente, Caccia, Pesca.

Proprio il richiamo alla natura e all’umile mondo rurale del Nord è stato uno dei punti che lo portò a lanciare una propria candidatura – poi ritirata – alla Segreteria della Lega nel 2013. Il Carroccio, uscito malconcio dalle recenti elezioni politiche, aveva la necessità secondo Boso di abbandonare i salotti romani e tutte le alleanze. Solo correndo da sola e correndo per il Nord la Lega avrebbe potuto tornare quella forza politica che nel 1992 destabilizzò il sistema dei partiti, almeno per quanto riguarda il Settentrione, mandando in pensione la Prima Repubblica.

Celebri le sue prese di posizione – spesso semplicemente provocatorie – anche verso gli immigrati: nel 2003, ad esempio, in Consiglio provinciale in Trentino propose di istituire vagoni separati per gli immigrati per la tratta regionale Verona-Bolzano.

La proposta gli comportò l’accusa di razzismo, della quale Boso si è sempre disinteressato e anzi, si è lui stesso autodefinito “razzista” nell’ambito di una discussione/scontro con Cécile Kyenge, all’epoca Ministro dell’Integrazione.

Sono razzista, la Kyenge deve stare in Congo a casa sua. Tenetevelo voi il Ministro di colore, a me non frega niente se fa il medico, il Congo ha bisogno di medici. Per quel che mi riguarda, è possibile che sia entrata irregolarmente. Non mi sento rappresentato da un Ministro che va a trovare i delinquenti e non le vittime, è un nulla“. Questo un breve estratto di quel che disse nell’occasione ai microfoni della trasmissione radiofonica La Zanzara.

Ma non mancarono anche momenti di riflessione più attenta e meno provocatoria. Nel 2014, candidandosi alle elezioni europee, Boso attaccò duramente l’Unione Europea, rea di strangolare l’economia degli Stati nazionali pregiudicando spesso il benessere delle famiglie.

Asserendo di sentirsi più trentino che europeo, dichiarò che non avrebbe voluto portare nulla dell’Europa in Trentino, ma che della sua provincia avrebbe portato “Tutto, i diritti, l’autonomia, la volontà di lavorare, il rispetto della gente, delle regole e della cultura che ci hanno lasciato già i vecchi imperatori asburgici“.

Tanto era l’amore di Boso per il Trentino che tutta la Lega lo considerava un vero e proprio “patriota“. Basti pensare allo scandalo causato da un video elettorale satirico, nel quale Obelix commetteva alcuni errori nella lettura del programma per le elezioni provinciali.

A difesa dell’esponente arrivò in massa l’intera comunità leghista, tramite le parole del Segretario Nazionale Trentino Mirko Bisesti: “Enzo non doveva essere trattato così innanzitutto perché rappresenta una figura storica della Lega in Trentino e poi perché si deve portare rispetto per l’età. Molti giovani della Lega lo conoscono anche di persona, fortunatamente: l’immagine che traspare da quel video non corrisponde alla realtà” ha dichiarato in quell’occasione l’attuale Assessore alla Cultura.

E se Bisesti è Assessore alla Cultura, se la Lega è al governo in Provincia – e non solo – se Fugatti è Presidente della Provincia Autonoma di Trento, se la destra ha, per la prima volta, trionfato in Trentino, buona parte del merito è da imputarsi a Enzo Erminio Boso. Un uomo che ha creduto nella Lega e nelle sue battaglie senza la paura di essere deriso e sbeffeggiato, senza la paura di perdere un seggio, senza la paura di affondare elettoralmente. Perché, come il vero Obelix, caduto da piccolo nel pentolone della pozione magica, Boso era intriso di coraggio e caparbietà. Solo chi ha il coraggio delle proprie idee poi vince: Enzo Erminio Boso ha trionfato.