ALESSANDRO URZI’ E LA SUA SFIDA PER L’ALTO ADIGE

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Una lunga intervista ad Alessandro Urzì, Consigliere provinciale a Bolzano per Alto Adige nel Cuore. Il Consigliere ha prestato particolare attenzione agli attuali problemi presenti nella politica del Centrodestra, tra questi anche il passaggio di Elena Artioli da Forza Italia al Partito Democratico.

Per Alessandro Urzì ci sono varie sfide da affrontare. La prima è costituita dalle prossime elezioni comunali a Bolzano; già da oggi si può notare una forte comunione d’intenti con Enrico Lillo, coordinatore regionale di Forza Italia. È un’alleanza, se sarà confermata anche dopo la pausa estiva, che potrebbe lanciare una nuova idea di centrodestra regionale. Un nuovo schieramento che lasci alle spalle quanto avvenuto in precedenza, per puntare su “forze sane” e sulla “concretezza” della politica fatta sul territorio.
La seconda sfida è quella di risolvere il problema costituito dalla nuova riforma del Senato, in quanto Roma, come ricorda Alessandro Urzì, si è dimenticata della componente linguistica italiana, tanto che “hanno previsto che il senatore italiano sia scelto dalla Svp.” La terza sfida è quella di creare un’alternativa che abbia la volontà “non di opporsi ma di richiedere rispetto”.
Precisamente, in merito alla Destra, Alessandro Urzì crede che sia necessario ripartire con precisi punti fermi. Secondo lui “Le chiacchiere le lasciamo a chi ha confuso la propaganda con la politica.”, ovvero una idea di Destra concreta e ben radicata sul territorio.

Enrico Lillo ha promosso un incontro al fine di coordinare l’attività politica in vista delle prossime elezioni comunali, lei cosa ne pensa?

L’incontro è nato dalla nostra comune condivisione della necessità di ipotizzare un futuro per un centrodestra in profonda crisi di identità, se si pensa al solo più recente passaggio in Liberal PD dell’unica consigliera provinciale eletta dalla lista Forza Italia/Lega Nord, Elena Artioli. In questo quadro credo che esistano energie che hanno ancora desiderio di spendersi per il bene comune , per fare fronte comune alla Sinistra, a questa Sinistra. Ci abbiamo provato, insomma, rintracciando più interesse di quanto non ci si potesse attendere. Ci siamo dati appuntamento a dopo l’estate per riprendere il percorso.

Cosa ne pensa dell’attuale situazione del centrodestra in Alto Adige?

Come detto bisogna partire da un presupposto: i partiti hanno fallito la loro missione. Si discute della riforma del  Senato. Si sono tutti dimenticati che esiste una minoranza italiana in Alto Adige e così hanno previsto che il senatore italiano sia scelto dalla Svp. E va bene a tutti, da Sinistra a Destra… Ecco perché credo che si debba avere più coraggio di prendere le distanze da chi ha sostanzialmente tradito molte delle migliori aspettative della nostra Comunità. Il nostro progetto territoriale dell’Alto Adige nel cuore ha dimostrato di essere ormai l’ultimo presidio del Centrodestra a livello locale. In Consiglio provinciale le altre componenti sono comparse o a seguito del voto o per le scelte di opportunismo, come quella della collega Artioli eletta in Forza Italia e transitata poi nel Pd. Ma bisogna anche riconoscere che esistono energie sane e forze che aspettano solo di mettersi in gioco. Dobbiamo favorire questo progetto di rigenerazione. Ho annunciato di volermi spendere per questo.

E della Destra?

La Destra è un concetto morale che appartiene a chi si riconosce in un sistema di valori, che in una ampia parte è stato disperso. Ma i valori non possono essere posti in discussione. E’ scomparso il mondo che li rappresentava, a noi spetta ricostruire un’area nella quale essi possano tornare ad essere posti al servizio della collettività.

Nostalgia?

Io guardo al futuro, non al passato, voglio essere chiaro. Oggi c’è molta voglia di concretezza. Ma alla base della concretezza dei comportamenti c’è sempre una ispirazione. Una idea di società, di Comunità. Questo è il patrimonio di pulizia morale, coerenza, trasparenza, chiarezza politica del passato di cui c’è sempre maggiore richiesta, anche oggi. Le chiacchiere le lasciamo a chi ha confuso la propaganda con la politica.

Lei ha espresso perplessità in merito all’approvazione dell’Italicum, quale è il rischio per la componente italiana in Alto Adige?

Non il rischio, la certezza che gli Italiani dell’Alto Adige non vengano più rappresentati alla Camera dei Deputati. Sarà la Svp ad avere la possibilità di scegliere gli onorevoli rappresentanti dell’Alto Adige. E ancora una volta Pd e partiti del Centrodestra italiani sono rimasti silenziosi, quasi che non interessasse loro il destino di una intera Comunità. Di chi si dovrebbe avere fiducia, allora? Questo per quanto riguarda la Camera, al Senato, come visto, andrà ancora peggio, non potremo nemmeno più fare finta di andare a votare, i senatori saranno semplicemente dei nominati, di nomina fiduciaria della Svp, in provincia di Bolzano.

L’Alto Adige nel cuore è riuscita a compattare un’interessante fetta di elettorato italiano, c’è voglia di opporsi all’attuale maggioranza da parte degli italiani secondo lei?

C’è voglia non di opporsi ma di richiedere rispetto. Quello a cui il Pd, per accomodarsi in giunta, ha rinunciato da tempo.

Michele Soliani

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